Screening di massa? Tutto da rivedere

Screening di massa? Tutto da rivedere

Messaggioda eco_admin » 06 lug 2007

Screening di massa? Falsi miti. Elenco degli argomenti più letti

ULTIMI INSERIMENTI: aggiornato 23.5.2012

Rosolia: la situazione epidemiologica
Screening per cancro alla bocca
leggi in fondo.
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E' il caso di rivedere il concetto di “screening di massa”.

AIDS
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CELLULARE
Danni da cellulari? Partecipasalute vs Vini Khurana Clicca qui

ESAMI RADIOLOGICI
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LAVAGGIO DELLE MANI
Lavaggio mani ovvero la rivincita delle cose semplici 1,2e3. Clicca qui
Lavaggio delle mani: opportunità di miglioramento. Clicca qui

MAMMELLA
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MENOPAUSA
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OGM
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PRE-OSTOPOROSI
Pre-ostoporosi: nuova "nemica" da combattere? Individuato l'ennesimo nuovo "nemico" da combattere. Clicca qui
Giornata mondiale dell'osteoporosi; riveduta, non ci piace lo stesso clicca qui

PROSTATA
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TIROIDE
Esempi di ecografia tiroidea e screening non va clicca qui

VACCINAZIONE contro HPV
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Il bluff dei vaccini promossi dalla stampa clicca qui

Giornate della salute: non va bene clicca qui
Campagna nazionale emorroidi stipsi no clicca qui

Verso vaccino per il citomegalovirus clicca qui

Meningite: vaccino si o no? clicca qui
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Screening di massa? Rosolia: la situazione epidemiologica

Messaggioda eco_admin » 25 mar 2009

FONTE: sito di Epicentro, Centro Nazionale di Epidemiologia, Sorveglianza e Promozione della Salute Istituto Superiore di Sanità.

Rosolia: la situazione epidemiologica in Italia.
Sorveglianza e coperture vaccinali

In Italia un piano nazionale per l'eliminazione del morbillo e della rosolia congenita è stato approvato nel 2003 e nel 2005 è stata introdotta la notifica obbligatoria della sindrome e dell'infezione da rosolia congenita e della rosolia in gravidanza. Secondo i dati riportati nel Bollettino epidemiologico nazionale (Ben) di febbraio 2009, tra il 2005 e il 2008 sono stati notificati 110 casi sospetti di rosolia in gravidanza (di cui oltre la metà si sono verificati nel 2008) e 37 casi sospetti di rosolia congenita. Quarantotto dei 110 casi di rosolia in gravidanza segnalati sono stati confermati in laboratorio e, dei 37 casi sospetti di rosolia congenita, 5 sono stati confermati in laboratorio e 3 sono stati classificati come probabili (quadro clinico compatibile con la rosolia congenita ma senza conferma di laboratorio). Relativamente alle coperture vaccinali, nel 2007 l'89,6% dei bambini entro i due anni di età è stato vaccinato con almeno una dose di MMR *. Non sono disponibili dati nazionali di copertura vaccinale né per la prima, né per la seconda dose di MMR relativi ai bambini oltre i due anni di età e alle donne in età fertile. Dati importanti emergono dal sistema di sorveglianza Passi: secondo quanto riferito nel 2007 dalle 9442 donne intervistate di 18-49 anni, il 55% è immune alla rosolia o per aver praticato la vaccinazione (32%) o per copertura naturale, rilevata dal rubeotest positivo (23%). Il 3% delle donne è sicuramente suscettibile, in quanto non vaccinato e con rubeotest negativo. Quasi la metà delle donne intervistate (42%) non conosce il proprio stato immunitario per la rosolia, che si considera presuntivamente come negativo. Quindi la percentuale di donne in età fertile, che sono certamente o presuntivamente suscettibili alla rosolia risulta ancora molto elevata.

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Cordone ombelicale.
Il virus passa al feto attraverso il cordone ombelicale.


*La vaccinazione denominata MMR consiste in tre vaccini da somministrare tramite un'unica iniezione e protegge contro morbillo, orecchioni e rosolia. Questo vaccino deve essere somministrato ai bambini subito dopo il compimento del primo anno di età, con un richiamo prima di iniziare la scuola (tra i quattro e i sei anni).
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Screening di massa? Screening per cancro alla bocca

Messaggioda eco_admin » 08 mag 2009

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Ventidue settimane. Arrabbiati?
C'è sempre di mezzo il fumo delle sigarette!

Fonte
Tarkan L. New Oral Cancer Tests: Crucial or Wasteful? NYT, 2 febbraio 2009.
Partecipasalute


Screening per cancro alla bocca: è ancora dibattito


Molti passi avanti sono stati fatti dalla medicina nella lotta contro i tumori, un grande impegno di risorse economiche ed umane è stato speso; nonostante ciò, le statistiche riguardanti il carcinoma orale continuano a rimanere scoraggianti e le percentuali di sopravvivenza a lungo termine sono ancora basse.
Alcuni dentisti americani hanno iniziato ad affiancare alla normale indagine visiva, nuovi sistemi di screening per l’individuazione di lesioni sospette. Questo ha fatto nascere un dibattito circa l’efficacia di questi test nel diminuire il tasso di mortalità dovuto alla malattia. «New Oral Cancer Tests: Crucial or Wasteful?» recita un articolo pubblicato sul NY Times il 2 febbraio scorso.

Conosciamo il carcinoma orale

Il cancro del cavo orale è un problema globale con incidenza diversa a seconda delle aree geografiche; conta circa il 3% dei tumori nell’uomo e il 2% nella donna. Nella maggior parte dei casi si sviluppa a partire dalle cellule squamose che circondano le labbra, la cavità orale e la faringe.
Nella popolazione mondiale l’incidenza e la mortalità continuano ad aumentare e si stima che circa 300.000 persone ogni anno siano affette da tale malattia. Negli Stati Uniti l’aspettativa di vita nei 5 anni successivi la diagnosi e l’inizio del trattamento, si aggira intorno al 60%. Inoltre sta aumentando il numero di nuovi casi tra la popolazione tradizionalmente considerata a basso rischio.
I principali fattori di rischio sono l’età (l’incidenza maggiore infatti si ha dopo i 40 anni) il fumo o, più in generale, l’uso di tabacco e il consumo di alcol. Ultimamente anche il papilloma virus, che può essere trasmesso attraverso il sesso orale, inizia ad essere considerato un fattore di rischio. Le neoplasie orali associate a questo virus, tuttavia, non sono ancora molto frequenti e insorgono soprattutto alla base delle tonsille o nel retro della lingua dove è molto difficile individuarle agli stadi iniziali anche con l’uso di strumenti per l’analisi del cavo orale.
Secondo alcuni studi il carcinoma orale insorge su aree interessate precedentemente da lesioni potenzialmente cancerose o in aree ad esse contigue.
Attualmente la malattia è spesso diagnosticata quando si trova in uno stadio già avanzato. Questo ha portato gli studiosi a ritenere che una diagnosi più tempestiva possa aiutare ad aumentare le probabilità di sopravvivenza e a credere quindi che un programma di screening adeguato possa diminuire la mortalità.
Purtroppo questa ipotesi non è ancora stata dimostrata anche a causa dell'inadeguatezza della ricerca in questo senso.

Lo screening
Fare screening significa ricercare un tumore prima dell’insorgenza dei sintomi in modo da poterlo individuare ad uno stadio iniziale e quindi avere la possibilità di curarlo in maniera più efficace.
I programmi di screening per diversi tipi di cancro, come quello al seno e alla cervice, hanno dimostrato di essere effettivamente in grado di ridurre la mortalità e l’incidenza di questo tipo di malattie. Dati i numerosi tratti comuni con queste forme di cancro, è dunque lecito domandarsi se la cosa possa valere anche per il carcinoma del cavo orale.
In realtà, come si legge nel PDQ del National Cancer Institute, non esiste nessun programma né una routine consolidata per lo screening del carcinoma orale. Esistono però diversi sistemi per l’individuazione delle lesioni precancerogene.
Visto che la cavità orale è facilmente accessibile, l’indagine visiva è il metodo più comune per riconoscere e rintracciare le lesioni visibili. Alcune, tuttavia, possono sfuggire oppure risultare dubbie, in tal caso gli specialisti hanno bisogno di affiancare alla loro ispezione altri metodi.
Recentemente sono stati introdotti nuovi strumenti che si basano sull’utilizzo di coloranti o luci di diversi colori per rintracciare i tessuti anomali che potrebbero dare origine alla neoplasia.
Tra questi troviamo:
• VizLite plus
Questo sistema consiste nell’irrorare i tessuti con un colorante a base di blu di toluidina e successivamente passare uno strumento (il VizLite plus per l’appunto) che emette una luce particolare. I tessuti sani, precedentemente trattati con il colorante, assorbono tale luce e appaiono scuri mentre quelli anomali appaiono bianchi.
• VELscope (Visually Enhanced Lesion Scope)
Si tratta di una apparecchiatura portatile, sviluppata da un gruppo di ricercatori canadesi con il supporto del National Institutes of Health Usa, che emette un cono di luce blu all’interno della bocca. Tale luce stimola le molecole dei tessuti che la assorbono per poi ri-emetterla con una fluorescenza. I tessuti anomali emettono una fluorescenza modificata che appare nera o verde scuro anziché verde pallido tipico di un tessuto normale.
Esistono poi altre tecniche come la citologia esfoliativa e la biopsia con spazzola che si basano sul prelievo di un campione di tessuto che viene poi analizzato al microscopio.
Per decidere se introdurre un determinato programma di screening bisogna valutare il rapporto tra i potenziali benefici in termini di miglioramento delle aspettative di vita dei pazienti malati, gli svantaggi relativi ai test e alle indagini condotte su persone sane e le risorse necessarie per introdurre il programma a livello della popolazione generale.

Rischi dello screening
Può succedere che i test diano risultati apparentemente normali anche quando il cancro è effettivamente presente (falsi negativi). È possibile che una persona che riceve un risultato falso negativo ritardi indagini approfondite e l’inizio di cure mediche anche se mostra i sintomi caratteristici della malattia. La citologia esfoliativa ha un alto numero di falsi negativi.
Al contrario, i risultati dei test possono apparire anomali anche se il paziente non è affetto da cancro. In questo caso si parla di falsi positivi. Un risultato falso positivo può causare ansietà ed è in genere seguito da altri test e procedure, come la biopsia, anch’esse rischiose. Gli esami orali hanno mostrato di avere un alto numero di falsi positivi. Ancora è possibile scoprire anomalie che sono classificate come cancro ma che sarebbero rimaste silenti nel tempo.

E i benefici?
Una review della Cochrane Collaboration, condotta per valutare l’efficacia dei programmi di screening nel ridurre il tasso di mortalità e nell’individuare precocemente la malattia, ha mostrato che non esistono prove a sufficienza per raccomandare (o sconsigliare) l’introduzione di un programma di screening per la popolazione generale sia esso basato solo sull’esame visivo del cavo orale o si avvalga dell’aggiunta di altre tecniche di screening.
E' quindi necessaria ulteriore ricerca prima di introdurre un programma di screening generale per il cancro orale al pari di altri programmi come quelli per il cancro alla cervice o al seno.
Tuttavia, come alternativa a un programma su base nazionale, si è visto che l’applicazione con regolarità di screening “opportunistici”, effettuati cioè da medici altamente qualificati su un gruppo di persone ad alto rischio, potrebbe portare ad effettivi miglioramenti nella diagnosi precoce della malattia e quindi a migliori risultati delle terapie.
In ogni caso un esame visivo, sistematico e accurato, della cavità orale dovrebbe rimanere parte integrante della routine di lavoro di dentisti o medici di base. Spesso, invece, questi professionisti non hanno ricevuto una preparazione adeguata per condurre tale esame e preferiscono avvalersi di strumenti di appoggio. Bisogna dunque puntare sulla formazione e includere nella preparazione di base di un medico o un dentista un’adeguata educazione sul carcinoma orale.
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