SANITA' La nuova influenza

SANITA' La nuova influenza

Messaggioda eco_admin » 31 mag 2007

La sanità in Italia (argomenti da noi selezionati)
Aggiornato 16.6.2009

ULTIME INSERZIONI:

Alcuni cibi possono davvero prevenire il cancro?
Una tavola di conflitti
Il ruolo del caffè nella patologia oncologica
Sino a 5 anni di carcere per false certificazioni


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Dna, la trascrizione è bidirezionale clicca qui

Prevenzione è cultura clicca qui

Ue approva nuova combinazione per cura epatite C clicca qui

Telemedicina: annullare le distanze con i satelliti clicca qui

PS ed influenza clicca qui

Diagnostica: liste lunghe d’attesa clicca qui

Medici famiglia Usa stressati, metà vuole lasciare camice clicca qui

A 39 anni la stagione migliore del cervello clicca qui

PILLOLA DEL GIORNO DOPO: Elenco argomenti clicca qui

Perché mangiare i maschi conviene clicca qui

Giudizio critico sulla proposta di modifica dell’art. 35 del Dlgs 286/98(Immigrati irregolari e tutela della salute: “non costringete i medici alla disobbedienza civile”) clicca qui

Guardie mediche, aggredite 9 su 10 clicca qui

11 punti per migliorare salute europei (o 12?) clicca qui

Farmaci: bugiardino superato clicca qui

Nuovo test per il tumore dell'ovaio: approvato ma sconsigliato clicca qui

Al giornalista non far sapere quant’è buona la Sars se va in Teleclicca qui

Crimini bianchi: una fiction con messaggio diseducativo clicca qui

Da Brunetta parole indegne clicca qui

10-100-1000 conflitti di interesse. 10-100-1000 conflitti di interesse. Anche per la vendita dei farmaci clicca qui

Svizzera medici famiglia contro politici irresponsabili clicca qui

Prof. Pandolfi su eventi scatena cancro clicca qui

La carenza nutrizionale di iodio clicca qui

No tatuaggi anche se temporanei clicca qui

Un piercing su quattro crea problemi clicca qui

Una vitamina per la fertilità clicca qui

Possibili valutazioni disciplinari per tutti i direttori delle aziende sanitarie - a rischio la salute dei cittadini clicca qui

Precarietà in medicina clicca qui

Aids: francia, oltre 1 mln di preservativi a giovani da ministero sanità clicca qui

Psicanalisti, sempre più sul lettino per shoppingmania e rate mutuo clicca qui

Mamma regala la voglia di guarire a bimbi ricoverati clicca qui

Soldi tolti alla ricerca per Alitalia ed oltre clicca qui

Ecstasy, perchè una pastiglia uccide clicca qui

Omeopatia non vaclicca qui

Perchè non spiegare come ridurre i rifiuti e differenziarli?clicca qui

Inceneritori? La parola a Beppe Grilloclicca qui

Le malformazioni congenite in Campaniaclicca qui

Pap test: perchè e situazione in Italiaclicca qui

Italia, pochi bebè ma la popolazione cresce: 1 su 10 è figlio di immigrati clicca qui

Scambio; donatori 'incrociati' per 6 trapianti simultanei clicca qui

Relazione sullo stato sanitario del Paese clicca qui

Sanità promossa in 10 punti ma altrettanti i problemi clicca qui

Semplificazione futura di adempimenti amministrativi clicca qui

Italiani più longevi grazie a buona sanità clicca qui

Zucchelli, priorità è cancellare cattiva politica da Ssn clicca qui

No vaccinazione antimeningococcica alla popolazione clicca qui

Meningite. Il punto sulla situazione dal Ministero clicca qui

Due milioni di bimbi in Italia sotto la soglia di povertà clicca qui

Istat: la popolazione italiana cresce grazie agli stranieri clicca qui

Qualità della vita in Italia? Buona, ma non dappertutto clicca qui

Il SSN paga più sacerdoti che dentisti clicca qui

Ssn al collasso senza prevenzione clicca qui

Status sociale e salute. Dati Istat clicca qui
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SANITA' Alcuni cibi possono davvero prevenire il cancro?

Messaggioda eco_admin » 01 feb 2009

28/1/2009 (La Stampa, "Tutto Scienze")


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Trenta settimane. Il cesto di frutta è gentile concessione di tal pittore Caravaggio ...


Alcuni cibi possono davvero prevenire il cancro?


La dieta contiene una pletora di sostanze che possono condizionare la salute.
Oltre a quelle nutritive, ce ne sono altre, di tipo diverso, che la influenzano comunque.
Nutraceutici. Sono i cosiddetti nutraceutici, dalla sintesi delle parole nutrizione e farmaceutica. Ad alcuni nutraceutici si attribuisce la capacità di prevenire il cancro o di ritardarne la comparsa. Esempi sono
• il licopene nei pomodori,
• il genistein nella soia,
• il curcumino nel curry,
• il resveratrolo nel vino rosso
• le antocianine nelle arance rosse e nei frutti di bosco.
Soia e tumore mammella. E non è un caso che da tempo si discuta il legame tra dieta e incidenza del cancro: oggi la ricerca suggerisce che la giusta alimentazione possa prevenire i tumori in 3 casi su 10.

«Le prove - scrive la Stampa - nascono da osservazioni di tipo epidemiologico, in cui si confronta l'incidenza del cancro tra diverse popolazioni in diverse aree del mondo. Quella del tumore al seno nel sud-est asiatico, per esempio, è molto più bassa che nei paesi occidentali. Una spiegazione è che la dieta asiatica abbondi di sostanze che bloccano questo tipo di cancro (sostanze che, invece, sono pressoché assenti altrove). Un esempio è la soia, che ha riconosciute caratteristiche preventive, ed è significativo che i rischi di tumore al seno nelle donne che si trasferiscono dall'Asia agli Usa aumentino rapidamente.

Carne rossa e tumore colon-retto. Un altro caso è il cancro al colon retto, più frequente nelle nazioni in cui si consuma molta carne rossa. Non è ancora chiaro quali sostanze favoriscano il cancro o se qualche sostituto della carne stessa lo combatta».
Dieta ricca di frutta, insalata e verdure. «Non sono dimostrati ancora - spiega l'articolo - gli effetti diretti dei nutraceutici. Il miglior consiglio consiste nell'assumerli senza trascurare la dieta, che deve essere ricca di frutta, insalata e verdure. Se alcuni agenti si rivelano efficaci in laboratorio, potrebbero non solo esercitare un'azione preventiva nelle persone sane, ma aiutare chi si è già ammalato. E infatti non è raro che pazienti a cui è stato diagnosticato un cancro chiedano agli oncologi come cambiare la dieta in modo da accrescere l'efficacia della terapia, anche se le prove in questo senso sono minime».
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SANITA' Una tavola di conflitti

Messaggioda eco_admin » 01 feb 2009

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Trentuno settimane con panino preso dal ... web.
Che ore sono? Ho una fame

Fonte:
Ludwig DS et al. Can the food industry play a constructive role in the obesity epidemic?. JAMA.2008.300:1808 Partecipasalute

Una tavola di conflitti

McDonald's, Coca-Cola, Kraft e PepsiCo sono solo alcune tra le principali multinazionali dell'industria alimentare che spesso vengono chiamate in causa come responsabili della diffusione dell'epidemia di obesità soprattutto nei più giovani.
Queste stesse aziende negli ultimi anni hanno diffuso a più riprese programmi per favorire una più sana alimentazione con l'obiettivo di collaborare alla lotta contro questa condizione.
Ma quanto sono efficaci? E, soprattutto, quanto questi programmi sono viziati da conflitti di interessi?
La stampa specialistica si è posta più volte il problema. Jama, la rivista ufficiale dell'American Medical Association, per esempio, ha di recente pubblicato uno studio condotto da due esperti in nutrizione e pediatria secondo cui tutti i tentativi effettuati dalle imprese sono stati finora poco efficaci.
I due ricercatori citano, per esempio, un'indagine condotta nel 2006, da cui emerge che le aziende "spingono in modo clamoroso contro le politiche orientate a migliorare la salute dei bambini". Vengono inoltre segnalate le ripetute difformità tra le richieste dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) e le politiche reali, in particolare di McDonald's e Kraft. Sembra infatti che la prima, fino al 2005, abbia continuato a usare oli di cottura contenenti grassi trans, vendendo porzioni più grandi e più appetibili grazie ai gadget inclusi. Kraft, invece, ha continuato a produrre alimenti riconosciuti come non sani per i bambini nonostante la promessa lanciata con enfasi nel 2003 di abbandonare queste produzioni.

Ancora: la PepsiCo ha donato 11,6 milioni di dollari per un progetto quinquennale sull'attività fisica nelle scuole, ma nei messaggi lanciati non comparivano mai consigli sulla dieta. Non trascurabile, inoltre, il fatto che, durante queste manifestazioni, i ragazzi potevano bere bevande (o mangiare cibi) sponsorizzati, contenenti quantità caloriche superiori al dispendio energetico che l'evento sportivo richiedeva. Infine, nel 2006 l'American Heart Association e una fondazione privata trovarono un accordo con PepsiCo, Coca-Cola e Cadbury Schweppes per eliminare le bevande zuccherate dalle scuole. Successivamente l'accordo fu modificato e le stesse reintrodotte negli istituti.
In sintesi, il conflitto di interessi è grande e, almeno per il momento, dicono gli autori, "insanabile".

Nel frattempo il mercato alimentare fornisce quotidianamente 3900 calorie a persona, cioè il doppio del fabbisogno medio giornaliero. Mentre popolazione e istituzioni tardano a compiere scelte efficaci per la salute.
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SANITA' Il ruolo del caffè nella patologia oncologica

Messaggioda eco_admin » 07 feb 2009

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Ventotto settimane.


Istituto Mario Negri


Il ruolo del caffè nella patologia oncologica

Diversi studi epidemiologici hanno mostrato che il consumo di caffè non è associato alla mortalità totale, ma è stato ipotizzato addirittura un ruolo protettivo per alcune malattie. Per quanto riguarda i tumori, nel 1991 l'Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (International Agency for Research on Cancer, IARC) in una sua monografia aveva mostrato che il consumo regolare di caffè non aumentava il rischio di tumore. Qualche dubbio restava per il tumore del pancreas, dell'ovaio e della vescica, ma il caffè sembrava essere protettivo sul tumore del colon-retto. Studi successivi alla monografia hanno mostrato che in realtà il tumore del pancreas e quello dell'ovaio non sembrano associati al consumo di caffè, mentre per il tumore della vescica rimangono alcuni dubbi sulla possibilità di un'associazione positiva moderata.

Tumore del colon-retto

Gli studi pubblicati dopo la monografia della IARC hanno confermato la possibilità che il caffè sia protettivo sul rischio di tumore del colon. Una meta-analisi che comprende 5 studi di coorte e 12 studi caso-controllo, pubblicata nel 1998 e che include 931 casi da studi di coorte e 5.261 da studi caso-controllo, mostra complessivamente un'associazione inversa tra consumo di caffè e rischio di tumore del colon-retto. Tuttavia, i risultati mostrano che mentre non vi è associazione per gli studi di coorte, vi è una chiara associazione inversa per gli studi caso-controllo, omogenea tra studi con diversi disegni sperimentali e condotti su popolazioni diverse. La differenza tra i risultati degli studi di coorte e caso-controllo non permette di trarre delle conclusioni definitive.
Una meta-analisi di 12 studi di coorte, basata su 5.400 casi di tumore del colon-retto e pubblicata nel 2009, mostra ancora assenza di relazione tra consumo di caffè e tumore del colon-retto negli studi di coorte, ma con una tendenza a una relazione inversa soprattutto nelle donne. Tuttavia gli studi caso-controllo più recenti continuano a evidenziare un ruolo protettivo del caffè.
Se si conducono analisi separate per il tumore del colon e del retto, in generale per il tumore del colon gli studi di coorte non trovano nessuna relazione e, tra gli studi caso-controllo, alcuni non mostrano relazione, altri una relazione inversa. Riguardo al rischio di tumore del retto la quasi totalità degli studi non mostra alcuna relazione. Pertanto, la maggior parte dei risultati epidemiologici suggerisce una relazione inversa tra consumo di caffè e rischio di tumore del colon, ma l'inconsistenza tra i risultati degli studi di coorte e quelli caso-controllo lascia aperto il quesito. Non sembra esserci associazione tra caffè e rischio di tumore del retto.

Tumore del fegato

Quattro studi di coorte e 6 studi caso-controllo suggeriscono una relazione inversa tra consumo di caffè e rischio di tumore del fegato. Due meta-analisi che includono tutti i lavori pubblicati tra il 1966 e il 2007 per un totale di 2.260 casi di tumore del fegato (709 da studi di coorte e 1.551 da studi caso-controllo), hanno mostrato la presenza di un'associazione inversa per un aumento di consumo di una tazza di caffè al giorno.
Inoltre, il caffè riduce il rischio di insorgenza di cirrosi epatica (un importante fattore di rischio per il tumore del fegato) in modo dose-dipendente, particolarmente nella cirrosi alcolica. Poco si sa sulla relazione con la durata dell'esposizione. L'effetto protettivo del caffè sul fegato trova un riscontro negli studi sulla relazione tra caffè ed elevati livelli di enzimi epatici nel sangue (transaminasi e gamma-GT), indicatori di danno epatocellulare.
Considerati gli effetti del caffè sugli enzimi epatici e sulla cirrosi e il peso dell'evidenza epidemiologica sul tumore del fegato, il caffè sembra esercitare un effetto reale, ancorché moderato, sulla riduzione del rischio di tumore del fegato.

Tumore dell'endometrio

Alcuni studi hanno osservato una relazione inversa tra consumo di caffè e rischio di tumore dell'endometrio (epitelio dell'utero). Una recente meta-analisi, che comprende 2 studi di coorte (per un totale di 201 casi) e 7 studi caso-controllo (per un totale di 2.409 casi) ha mostrato una significativa riduzione del rischio di tumore dell'endometrio nei bevitori di caffè confrontati con i non bevitori. L'assenza di informazione sui fattori temporali, soprattutto sulla relazione con la durata non permette tuttavia di stabilire in modo definitivo la causalità della relazione osservata.

Altre neoplasie

Per le altre neoplasie, gli studi sono abbastanza concordi nel mostrare assenza di relazione, anche se per alcune di esse gli studi sono insufficienti. In particolare sembra che non vi sia associazione del consumo del caffè con i tumori del cavo orale, faringe, esofago, stomaco, laringe, polmone, melanoma, mammella, cervice, prostata, rene e tiroide; anzi, per alcuni di questi tumori alcuni studi suggeriscono moderate relazioni inverse. I dati non sono sufficienti per valutare la relazione tra consumo di caffè e rischio di tumore della colecisti e dei dotti biliari e per il sarcoma, la malattia di Hodgkin, il linfoma non-Hodgkin, il mieloma e le leucemie.

Caffè decaffeinato


I dati sul caffè decaffeinato sono insufficienti, in quanto il decaffeinato è consumato da poche persone e a basse dosi. Tuttavia, in generale sono rassicuranti e suggeriscono un'assenza di relazione con le neoplasie

Meccanismi biologici

Il caffè contiene centinaia di sostanze chimiche che variano a seconda del luogo di crescita della pianta, della lavorazione delle bacche e della tostatura dei semi. La composizione del caffè si modifica durante la torrefazione, pertanto è facile immaginare quanto possa essere varia la composizione dei vari tipi di miscele di caffè in commercio. In tutte le miscele, comunque, le principali classi di composti contenuti nel caffè sono i minerali, i lipidi, le cere, gli amminoacidi, i carboidrati, i precursori delle vitamine, gli antiossidanti, gli acidi grassi terpenici e degli alcaloidi blandamente stimolanti come la caffeina, che rappresenta solo il 2% del caffè. In particolare, l'azione anti-cancerogena del caffè potrebbe dipendere da alcuni antiossidanti. Infatti il caffè è ricco di una serie di antiossidanti, tra cui dei composti fenolici, (acidi cloro genici che producono acido caffeico, ferulico e para-cumarico), diterpeni (cafestolo e cafeolo) e melanoidine. Bisogna poi ricordare che ingerire un caffè non apporta calorie.

Conclusioni
Anni fa si pensava che il caffè facesse male un pò a tutto e spesso veniva messo sullo stesso piano dell'alcol e del fumo quanto a dannosità per la salute. Tuttavia, con il passare degli anni il caffè è stato rivalutato. Il messaggio alla popolazione generale è che nelle persone sane, bere fino a 3-4 tazzine di caffè al giorno non solo non fa male, ma potrebbe addirittura prevenire alcune malattie, tra cui il tumore del colon, fegato ed endometrio. In dosi più elevate o nelle persone malate o durante la gravidanza potrebbe avere effetti negativi e le dosi potrebbero dover essere ridotte.
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SANITA' Sino a 5 anni di carcere per false certificazioni

Messaggioda eco_admin » 01 giu 2009

Roma, 25 maggio 2009

Riportiamo il
Comunicato Stampa dell'Ordine provinciale di Roma dei medici-chirurghi e degli odontoiatri
Ente di Diritto Pubblico (D.L.C.P.S. 13/9/1946 n. 233)

L’Ordine dei Medici di Roma replica al Ministro Brunetta
Sino a 5 anni di carcere per false certificazioni:
“norme assurde e intimidatorie che non ci spaventano”


Presidente dell'Ordine provinciale di Roma Mario Falconi : “Così si tratta la categoria come fosse un’organizzazione a delinquere”

L’Ordine provinciale dei Medici-Chirurghi e degli Odontoiatri di Roma replica alle dichiarazioni del Ministro Renato Brunetta che nei giorni scorsi ha avanzato l’ipotesi di comminare fino a 5 anni di detenzione ai medici riconosciuti colpevoli di falsa certificazione.
Dovrebbe essere noto che il Codice Penale vigente, da sempre, prevede il reato di Falsità ideologica in certificati commessa da persone esercenti un servizio di pubblica necessità (art. 481 C.P.), per la cui violazione sono previste, a carico dei medici che se ne rendano responsabili, sanzioni equilibrate, in linea con il corpo complessivo delle norme.
Del pari, dovrebbe essere noto che il Pubblico Ministero, quando esercita l’azione penale nei confronti di un impiegato dello Stato o di altro Ente pubblico (ed è il caso dei medici ospedalieri), ha l’obbligo di dare notizia dell’imputazione all’autorità dalla quale l’impiegato pubblico dipende (art. 129 disp. di attuazione al codice di procedura penale).
Avere proposto di aumentare fino a 5 anni la pena massima prevista per una tale fattispecie, vuol dire di fatto additare all’opinione pubblica l’intera classe medica, quasi che la stessa fosse protagonista di gravi e illegali comportamenti. L’inasprimento delle sanzioni, infatti, nell’immaginario collettivo è associato a fenomeni di grave e significativo allarme sociale.

“A tal proposito appare a dir poco stupefacente che la falsità ideologica in certificazione sia di fatto assimilata, in quanto a sanzioni, alla corruzione, prevista all’articolo 319 del codice penale e, addirittura, all’associazione a delinquere contemplata dall’articolo 416”, commenta Mario Falconi, Presidente dell’Ordine romano dei camici bianchi.

Nel ricordare che spesso il certificato medico è redatto in base a notizie cliniche fornite dal paziente non sempre obiettivabili, l’Ordine invita tutti i medici, anche come forma di protesta, ad apporre sui certificati, soprattutto su quelli rilasciati per prognosi brevi, la seguente dicitura:

Nota bene: certificato redatto sulla base delle notizie clinico-anamnestiche che non è stato possibile obiettivare all’atto della visita medica.

L’Ordine in ogni caso ribadisce la netta opposizione ad una norma che giudica incongrua, ingiusta ed intimidatoria nei confronti dell’intera categoria medica, nonché priva di reale utilità.

Fine del comunicato stampa dell'Ordine dei Medici di Roma

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Il nostro commento lo lasciamo ai nostri futuri esperti:

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Ventotto settimane di ... preoccupazione!
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