Ecografia tiroidea: non solo immagini

Ecografia tiroidea: non solo immagini

Messaggioda eco_admin » 31 gen 2008

29.3.2012


Esempi di ecografia tiroidea

La tiroide ha la forma di ...

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una farfalla. Bene.


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Tiroide vista frontalmente. La tiroide è costituita da due lobi (asterischi) disposti come le ali di una farfalla.


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Stessa immagine con vascolarizzazione evidenziata mediante ecocolor Doppler


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Ecografia di ultima generazione.


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Nodulo a carico del lobo SIN.


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Tiroide normale. Visione longitudinale di un unico lobo (forma triangolare)


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Tiroide normale. Visione longitudinale di un unico lobo. Ecografia di ultima generazione.



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Nodulo tiroideo in un lobo della tiroide. Il color Doppler mostra la vascolarizzazione prevalentemente periferica.
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Re: Ecografia tiroidea: non solo immagini

Messaggioda eco_admin » 01 ott 2009

Fonte: Partecipasalute

Settimana nazionale della tiroide non ci piace

Perché l'iniziativa "non va bene"?
La campagna in corso promuove una iniziativa che non trova sostegno nelle prove scientifiche a disposizione. Infatti si legge nel comunicato stampa che: «l'iniziativa prevede la possibilità di effettuata gratuitamente una visita specialistica in 100 ospedali distribuiti su tutto il territorio nazionale».
L'iniziativa ha quindi la forma di uno screening sulla popolazione generale e asintomatica. Tuttavia al momento le prove a disposizione inducono a concludere che non è raccomandabile la diagnosi precoce del tumore della tiroide. Per due ragioni.

• Anzitutto, l'esame diagnostico su persone senza sintomi rileva un gran numero di tumori papillari della tiroide: un tipo di nodulo che non dà alcun disturbo finché resta entro i 5 centimetri di diametro, quando può essere rimosso con successo. E' giustificata la diagnosi precoce di questi noduli? No, perché si trovano in una persona su tre e quasi sempre restano silenti; mentre una volta diagnosticati vengono trattati 7 volte su 10 con l'asportazione della tiroide. Una misura drastica che negli anni non ha portato a vantaggi in termini di minor mortalità.
• In secondo luogo anche il trattamento precoce dei tumori maligni allo stato iniziale non ha portato, dove praticato, a una riduzione della mortalità. E' invece dimostrato che i possibili benefici superino i possibili danni per la salute correlati all'asportazione chirurgica della tiroide.

Fonte Welch HG. JAMA 2006; 295: 2164.

Durante il congresso dello scorso settembre della European Thyroid Association è stato tracciato un quadro allarmante, nel quale l’incidente nucleare di Chernobyl avrebbe giocato un ruolo non secondario: le radiazioni infatti possono causare un tumore in questa ghiandola posta nel collo: quindi chi ha subito l’inquinamento radioattivo dopo l’esplosione del reattore nucleare sovietico ha un rischio maggiore di sviluppare il cancro.

Gilbert Welch, della Dartmouth Medical School, dà però una interpretazione alternativa.
Welch ha mostrato che anche negli Stati uniti dal 1973 al 2002 si è registrata un aumento dell’incidenza di questo tumore. Lo zampino dell’uomo in effetti c’è, ma non ha l’aspetto inquietante di un atomo impazzito. Anzi negli ultimi trent’anni del 1900, almeno negli USA, le persone sono state meno esposte alle radiazioni: l’ultimo incidente nucleare nel continente americano risale al 1961.
L’aumento dell’incidenza sarebbe solo apparente: in realtà non ci sono oggi più persone malate di tumore alla tiroide rispetto a 30 anni fa, ma solo più persone con diagnosi di tumore.
Sembra un gioco di parole, eppure non lo è. Se l’aumento di questo tipo di cancro fosse vero, sostiene Welch, si dovrebbe osservare un maggior numero sia degli stati iniziali della malattia sia degli stati avanzati. Così come si dovrebbe osservare un aumento di sintomi e di morti causate dalle tiroidi ammalate.
Però così non è.
La situazione infatti è illustrata dal grafico sottostante, dal quale si deduce che ogni anno che passa vengono scoperti sempre più cancri alla tiroide ma la mortalità non aumenta: circa 1 persona ogni 100.000.

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Alcuni, analizzando questo grafico, vedono il successo della tecnologia diagnostica e terapeutica: affermano che ogni anno cresce il numero di persone malate ma crescono di pari passo la capacità di individuare precocemente il tumore e di curarlo. Welch però, non convinto da questa spiegazione, ha voluto vederci più chiaro. Scavando tra i dati disponibili ha potuto comporre il seguente grafico.

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Si può vedere che a far schizzare in alto i casi di cancro alla tiroide sono le diagnosi dei cosiddetti “tumori papillari”, cioè le forme meno aggressive e diffuse: dalle autopsie condotte su persone decedute per le più svariate cause, emerge che uno su tre porta in corpo una modificazione di questo tipo. Fortunatamente però nessuno se ne accorge perché non danno alcun disturbo finché non superano i 5 centimetri di diametro.
Non è aumentato invece il numero dei tumori scarsamente differenziati: quelli più maligni.
Insomma secondo Welch non si può dire che la diagnosi precoce e le terapie hanno permesso di tenere bassi la mortalità nonostante l’aumento di incidenza: semplicemente non è aumentata l’incidenza di tumori, ma solo la capacità di scoprire piccoli noduli benigni.
Il guaio è che vengono impropriamente chiamati “cancro” e trattati come tali. Si potrebbe obiettare che è sempre meglio curare qualcuno in più che qualcuno in meno. Tuttavia non è scontato.
Nel caso della tiroide Welch registra che 7 volte su 10 un nodulo papillare viene curato con l’asportazione dell’intera tiroide. Un misura drastica che negli anni non ha portato a vantaggi in termini di minor mortalità. Ma se aumenta il numero di persone curate per tumore (chi si trova nell’area A) e non diminuisce la mortalità vuol dire che molti sono sottoposti inutilmente a cure anche pesanti e nessuno ricava un benefici.
Ecco tre diapositive che esemplificano quanto appena argomentato

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Re: Ecografia tiroidea: non solo immagini

Messaggioda eco_admin » 02 ott 2009

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Dimenticavo questa immagine di cisti della tiroide.
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Re: Ecografia tiroidea: non solo immagini

Messaggioda eco_admin » 19 mag 2012

19.5.2012

Cancro tiroide, frequenza anche 5 volte diversa tra Regioni
(Adnkronos Salute)


In Italia crescono i casi di tumore alla tiroide, ma i rischi non sono uguali lungo lo stivale.
Sono infatti notevoli le differenze regionali nella frequenza dei casi, che possono variare anche di 5 volte.
L'aumento riguarda per lo più i tumori papillari (quelli a migliore prognosi) con i tassi di incidenza più alti in Emilia Romagna e nel Lazio.
Al contrario, i tassi d'incidenza più bassi sono stati riscontrati soprattutto in Piemonte, la Lombardia, il Veneto e il Friuli Venezia Giulia.
Sono alcuni dati di uno studio realizzato dal Centro di riferimento oncologico di Aviano (Cro) e pubblicato sulla rivista statunitense Thyroid e secondo il quale la crescita di casi è legata in larga parte alla maggiore capacità di diagnosi.
La ricerca è partita dal dato, poco noto anche tra i medici, che indica come il tumore alla tiroide abbia fatto registrare, tra il 1991 e il 2005, in Italia e nel resto dei Paesi industrializzati, il maggior incremento di nuovi casi.
Il Centro di riferimento oncologico di Aviano ha indagato – utilizzando i dati più recenti dell'Associazione italiana dei registri rumori italiani (Airtum) – le possibili cause di questo aumento.
Il primo dato è che tutte le classi di età sono state coinvolte, con un picco nella fascia 45 – 49 anni per le donne e 65 – 69 anni per gli uomini.
Sono emerse, inoltre, le forti differenze regionali, spiega Luigino Dal Maso, ricercatore presso la struttura di Epidemiologia e Biostatistica di Aviano.
Per fare chiarezza il ricercatore ricorda che le tipologie di tumore alla tiroide sono quattro:
1. papillare (circa l'80%, bassissima mortalità),
2. follicolare,
3. midollare e
4. anaplastica (il 2%, la prognosi molto severa).
I principali fattori di rischio accertati sono l'esposizione a radiazioni ionizzanti, la presenza di patologie benigne precedenti (in particolare di noduli benigni e gozzo), la carenza di iodio e, probabilmente, l'obesità.
"I risultati della nostra ricerca condotta in tutta Italia - dice Dal Maso - escludono che l'eventuale esposizione alle radiazioni post-Chernobyl possano aver provocato un aumento dei tumori della tiroide.
Come pubblicato da Nature nel 2011, l'incidente di Chernobyl ha provocato una esposizione di circa 0,3 milliSievert (mSv), pari a circa un decimo dell'esposizione naturale a radiazioni ionizzanti. Una esposizione, quindi, che non può spiegare il diverso aumento dei tumori della tiroide nelle regioni italiane".
Secondo il ricercatore "anche la carenza di iodio, essendo più pronunciata nelle regioni alpine, non può spiegare il maggior aumento nelle regioni pianeggianti. Come dimostrato da studi simili condotti in altri Paesi, lo studio italiano mette a fuoco il forte legame tra l'aumento dei tumori alla tiroide e la crescente attenzione diagnostica per queste neoplasie. Dov'è cresciuta l'attenzione per la diagnosi precoce dei tumori della tiroide con le ecografie, l'aumento è più rilevante".
I tumori della tiroide colpiscono, ogni anno in Italia, 14 donne su 100mila e 4 uomini ogni 100mila. La mortalità è molto più bassa, essendo la causa di morte di 1 persona ogni 100mila abitanti.
"Siccome i tumori papillari della tiroide raramente mettono a rischio al vita del paziente, le conclusioni dello studio suggeriscono di ripensare alle possibili conseguenze dei sovratrattamenti, in particolare per quanto riguarda le giovani donne", conclude Dal Maso.
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