Ecografia ostetrica nel terzo trimestre.

Ecografia ostetrica nel terzo trimestre.

Messaggioda eco_admin » 23 nov 2007

(Viso fetale al terzo trimestre vedi seconda parte).
Prima parte
Sono riportati gli elementi più frequentemente utilizzati per la refertazione di un'ecografia ostetrica del terzo trimestre, in gravidanza non a rischio.
Un rischio anamnestico o attuale richiede, ovviamente, approfondimenti specifici e mirati.

La refertazione comprende di solito:

A) numero dei feti
B) valutazione della situazione e presentazione fetale

In condizioni normali, il feto si dispone con la parte più pesante, la testa, in basso e con la parte più voluminosa, il podice, in alto, dove la cavità uterina è più ampia. Generalmente il dorso è a sinistra e le piccole parti, braccia e gambe a destra. Classicamente si parla di:
Situazione: rapporto che l’asse longitudinale del feto assume con l’asse longitudinale della cavità uterina. Normalmente la situazione è longitudinale ma può essere anche obliqua o trasversa.
Presentazione: è la grossa parte che si impegna e progredisce per prima nel canale del parto. Normalmente la presentazione è cefalica ma può essere anche podalica o di spalla.

Immagine

Situazione longitudinale; presentazione cefalica; dorso laterale DX. Come esempio è stata utilizzata un’immagine 3D del secondo trimestre elaborata.


Immagine

Situazione longitudinale; presentazione cefalica; dorso laterale SIN.


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Situazione longitudinale, presentazione podalica, polo cefalico in alto a SIN, dorso laterale DX.


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Situazione trasversa del feto. Presentazione di spalla e testa nella fossa iliaca SIN.


C) evidenziazione delle 4-camere cardiache e presenza di attività cardiaca fetale

Immagine

Piano delle quattro camere laterale: l’apice cardiaco è diretto lateralmente rispetto all’addome materno.
1 Atrio DX- 2 Ventricolo DX - 3 Atrio SIN - 4 Ventricolo SIN.
Le frecce indicano le valvole aperte in sistole.

Battito cardiaco al terzo trimestre


D) localizzazione della placenta

Immagine

Esempio di placenta inserita posteriormente. Altre localizzazioni della placenta sono: anteriore, laterale DX e SIN, fundica.

Per quanto riguarda la placenta è importante, se l’inserzione appare bassa, definire, con l’approccio transaddominale, il suo rapporto con l’orifizio uterino interno. A tale scopo, può essere utile, talvolta, l’ecografia transvaginale.


Immagine

Esempio di ecografia transvaginale per la misura della distanza tra il margine inferiore della placenta e la cervice uterina. La cervice uterina è delimitata dagli asterischi. Gli orifizi uterini interno (OUI) ed esterno (OUE) sono chiusi. La placenta presenta inserzione bassa ma non raggiunge l’orifizio uterino interno.


E) valutazione della quantità di liquido amniotico; è sufficiente una valutazione soggettiva (quantità normale, ai limiti inferiori della norma, oligoamnios ecc.).


F) Anatomia.


Misurazione di:

1) diametro biparietale (BPD) e possibilmente circonferenza cranica (CC) con visualizzazione dei ventricoli cerebrali

Immagine

Immagine del cervello fetale. Al centro, il color doppler mostra l'emergenza dei vasi del collo nella base cranica.


2) circonferenza addominale e visione dello stomaco,


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Immagine sullo stomaco.


3) lunghezza di un femore;

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Misurazione dell'omero e del femore.


4) reni, vescica.

Immagine

Aorta addominale, arterie renali e vasi iliaci. L'evidenziazione dei vasi renali facilita la localizzazione dei reni.



Il riconoscimento delle malformazioni non è un obiettivo specifico dell’ecografia del terzo trimestre nelle gravidanze a basso rischio.

La biometria del terzo trimestre non deve mai essere utilizzata per datare la gravidanza. L’età gestazionale deve sempre essere definita prima di iniziare un esame nel terzo trimestre. Essa può essere stabilita o in base alla data di un’ultima mestruazione certa o in base ad un’ecografia eseguita entro le 22 settimane di età gestazionale. I valori biometrici ottenuti devono essere raffrontati con i valori di riferimento della settimana definita ad inizio esame. Nei casi in cui l’età gestazionale sia ignota, una stima dovrà avvalersi di tutti i dati clinici ed anamnestici disponibili, della misura ecografica delle variabili biometriche sopra elencate, della valutazione della quantità di liquido amniotico e della valutazione della velocità di crescita delle variabili biometriche stesse rimisurate a distanza di 2-3 settimane.

La stima del peso fetale, basata sulle misure delle variabili biometriche, è inficiata da un errore che è uguale o superiore al + 10%: non è raccomandata, se non in casi selezionati.

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Bibliografia: linee guida SIEOG (Società Italiana di Ecografia Ostetrica e Ginecologica) 2006
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Re: Ecografia ostetrica nel terzo trimestre.

Messaggioda eco_admin » 17 feb 2010

Seconda parte

Viso fetale al terzo trimestre (ecografia 3D con fattori tecnici favorevoli)


Immagine

Trenta settimane.



Immagine

Trenta settimane



Immagine

Trentuno settimane.




Immagine

Trentadue settimane.




Immagine

Trentatre settimane; clicca qui



Immagine

Trentacinque settimane.



Immagine

Trentacinque settimane.



Immagine

Fine del terzo trimestre.
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Re: Ecografia ostetrica nel terzo trimestre.

Messaggioda eco_admin » 28 feb 2010

(Per le immagini del terzo trimestre vedi sopra)


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Bambini al mercato delle vitamine

… Secondo un recente studio statunitense, infatti, i bambini malnutriti o con un'alimentazione sbilanciata ricorrono raramente agli integratori, mentre i bimbi più sani ed equilibrati a tavola ne sono i maggiori consumatori. Almeno Oltreoceano (dove è stata condotta la ricerca) lo sbilanciamento pare molto evidente: totalmente ingiustificato da un punto di vista medico-scientifico, affonda le sue radici nelle disuguaglianze sociali. Il ricorso alle ‘bombe vitaminiche' da parte dei bambini cresce infatti con l'aumentare della ricchezza e del livello di istruzione dei genitori. Risultato: ogni anno gli americani spendono 2 miliardi di dollari al ‘mercato' delle vitamine.

La ricerca
Lo studio, condotto dai ricercatori dell'università della California e pubblicato dalla rivista Archives of Pediatrics and Adolescent Medicine, si basa sull'analisi dei dati raccolti dall'indagine "National Health and Nutrition Examination Survey" tra il 1999 e il 2004. Valutando le informazioni raccolte circa la dieta, l'uso di integratori alimentari e lo stile di vita di quasi undicimila bambini statunitensi (di età compresa fra i due e i 17 anni), i ricercatori sono giunti ad una inaspettata conclusione: "pensavamo che gli integratori venissero usati per arginare gli effetti della malnutrizione - spiega Ulfat Shaikh, la pediatra a capo del gruppo di ricerca - e invece abbiamo scoperto che è vero l'esatto contrario". Dall'indagine è infatti emerso che il 34% dei giovani americani ricorre agli integratori, e la maggior parte di loro lo fa senza averne un reale bisogno. I consumatori di pillole, spiega Shaikh, sono in genere bambini che bevono molto latte, assumono molte fibre e hanno una dieta non particolarmente ricca di grassi o colesterolo. Bambini che godono di buona salute, insomma, per lo più bianchi, coperti da assicurazione, e appartenenti a famiglie a reddito medio-alto. Giovani che non trascurano neppure l'esercizio fisico, che non soffrono di obesità (addirittura molti risultano essere sottopeso) e che non trascorrono le loro giornate davanti a tv e videogiochi.
Altro risultato a sorpresa dell'indagine americana riguarda invece i bambini con deficit nutrizionali: sarebbero proprio loro i più timidi consumatori di integratori. Si tratterebbe di giovani con un'alimentazione squilibrata, che vivono in famiglie a basso reddito e che hanno un minor accesso all'assistenza sanitaria. "Pensiamo che tra i principali fattori responsabili di questa situazione ci siano il reddito e il livello di istruzione dei genitori, che possono pesare più di altri elementi", sottolinea Ulfat Shaikh. Sebbene le pillole a base di vitamine e sali minerali siano alla portata delle famiglie della classe media, infatti, il loro costo potrebbe apparire proibitivo per le famiglie con difficoltà economiche.

La parola agli esperti
Sempre dalle colonne della rivista Archives of Pediatrics and Adolescent Medicine, gli esperti lanciano un appello ai genitori: attenzione al consumo improprio di integratori alimentari nei bambini sani.
I medici dell'American Academy of Pediatrics e dell'American Dietetic Association ricordano infatti che i giovani sani, sportivi e con una dieta variegata non hanno alcun bisogno di pillole: la miglior fonte di vitamine e sali minerali per loro non è la farmacia ma la dieta stessa, che deve essere ricca di frutta e verdura, pesce, legumi, cereali, ma anche povera di colesterolo e grassi saturi. In questi casi, un uso improprio degli integratori non sarebbe solo inutile, ma potrebbe risultare addirittura pericoloso per la salute: un eccesso di vitamine, per esempio, può causare nausea, vomito, dolori addominali, problemi neurologici e alterazioni dell'attività del fegato.
Al contrario, gli integratori possono essere utili per tutta una serie di soggetti, come i bambini sottopeso, quelli con una dieta sbilanciata (per esempio a causa di intolleranze o allergie alimentari), o ancora quelli colpiti da malattie che comportano un maggior rischio di carenze vitaminiche o di sali minerali. Tutte situazioni, comunque, che devono essere sempre affrontate con l'aiuto del medico e mai ricorrendo al fai-da-te.
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