Cordone ombelicale e cellule staminali. Argomenti

Cordone ombelicale e cellule staminali. Argomenti

Messaggioda eco_admin » 17 mag 2007

Aggiornato 12.2.2010

Cordone ombelicale e cellule staminali: Elenco argomenti (non solo ecografia!).


Cellule staminali da cordone, guida alla donazione in Italia
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La ricerca serve a dare la vista ai ciechi (v. terapia genica restituisce vista a tre italiani ciechi) e serve pure a dare ossigeno ai tessuti (v. globuli rossi artificiali). Sempre che non si tolga ossigeno (= soldi) alla ricerca stessa (v. ad es. i soldi per l'Alitalia tolti alla ricerca) ...clicca qui
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Re: Cordone ombelicale e cellule staminali. Argomenti

Messaggioda eco_admin » 12 feb 2010

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Cellule staminali da cordone, guida alla donazione in Italia

Le cellule staminali emopoietiche contenute nel sangue del cordone ombelicale possono curare bambini e adulti affetti da gravi malattie. Ma una mamma può donarlo o anche conservarlo all'estero per uso personale e a proprie spese. Ecco cosa si può fare in Italia

Molte future mamme sanno che nel proprio cordone ombelicale c’è la speranza di una cura. Le cellule staminali emopoietiche contenute nel sangue del cordone ombelicale sono in grado di generare globuli bianchi, rossi e piastrine esattamente come quelle del midollo osseo. Se trapiantate, possono curare bambini e adulti affetti da gravi malattie come leucemie, linfomi, aplasie midollari, talassemie e alcune gravi carenze del sistema immunitario. E, ancora, sono possono rigenerare il midollo osseo nei casi in cui sia stato danneggiato in seguito a esposizione a radiazioni ionizzanti e a trattamenti chemio e radioterapici, utilizzati per curare i tumori.

Il trapianto, vantaggi e svantaggi. Le cellule staminali da cordone, spiega la dottoressa Letizia Lombardini, ematologa del Centro nazionale trapianti, sono caratterizzate dalla cosiddetta ‘immaturità immunologica’ e per questo consentono di effettuare il trapianto anche quando i soggetti non sono perfettamente identici, superando così il limite della istocompatibilità. Inoltre le unità di sangue cordonali sono sottoposte a controlli di qualità quando vengono conservate negli Istituti di tessuti. Queste vere e proprie banche, archiviando in maniera sistematica il sangue cordonale, consentono inoltre di ridurre i tempi di ricerca per il trapianto. Oggi per identificare un donatore adulto sono necessari in media tre o quattro mesi, nelle banche invece il tempo di ricerca si riduce a un mese circa. Lo svantaggio invece è rappresentato dal fatto che sebbene la percentuale di cellule staminali emopoietiche presenti nel cordone sia elevata, il numero contenuto in un’unità di sangue è piuttosto basso. Tuttavia le metodiche disponibili oggi possono garantire risultati ottimali sia nell’adulto sia nel bambino.

Trapianto autologo e allogenico: le differenze. Oggi si parla di trapianto autologo e allogenico. "Gli effetti del trapianto di cellule emopoietiche che provengono dal paziente stesso (trapianto autologo) - spiega il dott. Franco Bambi, responsabile del Servizio trasfusionale e del Centro di terapia cellulare dell'ospedale Meyer di Firenze - non sono gli stessi, in termini di efficacia, rispetto a quelli ottenuti se si trapiantano cellule che non provengono dal paziente (trapianto allogenico). Nel trapianto autologo manca infatti la possibilità di una “terapia cellulare”, ovvero quell’intervento terapeutico legato all’infusione di cellule staminali emopoietiche prelevate da un donatore sano". E così, se una mamma conserva il cordone del proprio bambino, questo sarà più utile per altri che per proprio il bebè.
Proprio per questo motivo “Il Ministero della Salute – si legge sul sito – promuove la donazione e conservazione a uso allogenico a fini solidaristici, gratuitamente e in strutture pubbliche, nonché il potenziamento delle biobanche come previsto dall’accordo Stato-Regioni approvato il 25 marzo 2009”.

Cosa si può fare in Italia. Donazione a fini solidaristici, conservazione per uso dedicato (previsto solo in alcuni casi) e conservazione per uso personale all’estero. Sono queste le azioni previste dall’ordinanza “Disposizioni in materia di conservazione di cellule staminali da sangue del cordone ombelicale”, entrata in vigore il 1 marzo 2009.

La donazione solidaristica, è gratuita e volontaria. La mamma che vuole donare il sangue del cordone ombelicale si può rivolgere al reparto di ostetricia e ginecologia dell’ospedale dove intende partorire, dichiarando la propria volontà alla donazione. Quando nasce il bambino si taglia il cordone e l’ostetrica effettua la raccolta del sangue rimasto placenta nel funicolo. L’operazione è indolore e la mamma non si accorge di nulla. L’unità di sangue viene identificata con un codice a barre e inviato alla banca di sangue cordonale più vicina, dove viene conservata in un congelatore. Qualora il bambino ne avesse bisogno in futuro può ritrovarlo proprio attraverso quel codice identificativo e, se qualcuno già ne ha usufruito, può cercarne uno compatibile.

La conservazione di sangue da cordone ombelicale per uso dedicato è possibile solo se ci sono determinate condizioni, continua a spiegare la dott. Lombardini. Cioè quando il neonato o un consanguineo è affetto da una patologia trattabile con le cellule staminali e quando si corre il rischio di avere figli affetti da malattie genetiche per le quali risulti appropriato l'utilizzo di tali cellule.

Rimane in vigore la possibilità di esportare il campione di sangue prelevato dal cordone ombelicale raccolto per uso autologo. Va fatta a proprie spese e previo rilascio del nulla osta all’esportazione da parte del ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali.

Le banche. Il sangue placentare raccolto, continua a spiegare l’esperta, viene conservato in vere e proprie “banche del sangue placentare”. La banca è una struttura sanitaria autorizzata a conservare, trattare e distribuire le cellule staminali emopoietiche raccolte a scopo di trapianto, garantendone idoneità, qualità, sicurezza e tracciabilità. La rete nazionale italiana è attualmente composta da 18 banche attive distribuite su tutto il territorio nazionale, ed è coordinata a livello centrale dal Centro Nazionale Sangue in collaborazione con il Centro Nazionale trapianti Trapianti per irispettivi ambiti di competenza.
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