D.Lgs.C.P.S.13.09.1946 n.233 art.3 lett.g versione semiseria

D.Lgs.C.P.S.13.09.1946 n.233 art.3 lett.g versione semiseria

Messaggioda eco_admin » 04 mar 2007

18.1.2012
Versione semiseria di un precedente articolo.
Per medici e sostenitori


Scoperto il vaccino contro la medicina difensiva
(grazie ad un farmaco-decreto del 1946)

Io sottoscritto, amministratore del sito ecografie3d.com, dichiaro di essere l’unico medico fra tutti i medici di mia conoscenza, a non soffrire di medicina difensiva essendo stato sottoposto ad efficace vaccinazione.

La vaccinazione si è resa manifesta naturalmente dopo l’utilizzazione del farmaco-decreto D.Lgs.C.P.S.13.09.1946 n.233 art.3, lett.g. con il quale, il legislatore accorto, già nel 1946, aveva indicato il principio attivo nei confronti delle diatribe in campo sanitario. L’azione farmacologica è insita nella disposizione secondo cui a ciascun Ordine e Collegio spetta l’attribuzione di: “…interporsi, se richiesto, nelle controversie fra sanitario e sanitario… procurando la conciliazione della vertenza e, in caso di non riuscito accordo, dando il suo parere sulle controversie stesse”. In pratica, l’Ordine professionale stabilisce la data dell’incontro fra medico chiamato in causa e perito medico-legale su richiesta del primo, si interpone tra essi e delibera nel caso di mancato accordo tra le parti. La delibera tratterà delle problematiche deontologiche che sono alla base del corretto rapporto tra professionisti.
L’unica precauzione alla somministrazione del farmaco-decreto è la lettura preventiva del Codice Deontologico CD che, come scientificamente dimostrato, può occupare un tempo variabile fra i tre ed i quattro minuti della nostra vita escluso i minuti necessari per scaricarlo da Internet se non in possesso.

La somministrazione può avvenire durante il fatto acuto o nella fase di latenza della malattia generazionale nota come “medicina difensiva”.

Nella fase acuta, che esordisce con la constatazione da parte del medico dell’esistenza di una relazione medico-legale avversa, è consigliabile la dose massiccia senza preoccuparsi delle interazioni con la telefonata necessaria per fissare l’appuntamento con l’avvocato.
L’azione del principio attivo del farmaco-decreto comincia ponendo in rapporto tra loro la non voluta pratica medico-legale ed il Codice Deontologico apprezzandone, di questo, soprattutto l’articolo 62 e l’articolo 58. A conclusione del raffronto cartaceo, il medico è in grado di richiedere all’Ordine professionale l’interposizione tra sanitari sulla base del decreto in oggetto. Il miglioramento della sintomatologia inizia addirittura durante la stesura di tale richiesta poiché si avverte immediatamente il dolce gusto che la semplice idea di un incontro a quattr’occhi con il perito medico-legale è in grado di far nascere. All’incontro fissato dall’Ordine dei Medici sarà naturale ribadire a quei concetti astrusi di alcune perizie medico-legali, capaci di meravigliare persino il più navigato fra i frequentatori di aule giurisprudenziali.
Si sottolineano, a questo punto, due aspetti:
1) nella sede ordinistica il medico potrà facilmente far emergere la propria cultura rispetto a quella di certe figure che nulla hanno a che vedere con la medicina ma che sollazzano sui danni della medicina difensiva;
2) il perito medico-legale, specie se con la incompetenza non richiesta nell’art. 62 CD, potrà risentire di vari disturbi clinici all’atto di ricevere l’invito a presentarsi all’Ordine. Siamo certi che, con il sicuro ripetersi di tali eventi nell’immediato futuro, egli dovrà adattarsi alla nuova atmosfera. C’est la vie o meglio, c’est… una sorta di contrappasso che vede il perito medico-legale (e non il medico come nella medicina difensiva) preoccupato della possibilità di essere chiamato in causa, seppure all’Ordine del Medici.

Nelle modalità d’uso si raccomanda la medesima azione terapeutica anche nei confronti delle cosiddette “note alla relazione del CTU” e nei confronti di tutte le consulenze. Questo comportamento potrà rendersi utile nelle eventuali successive richieste di risarcimento del vaccinando (sempre che la terapia non abbia effetto positivo sulla ragione altrui consigliando un prematuro arresto dell’iter del procedimento).
L’indicazione elettiva della terapia è nelle perizie senza sicure e forti basi scientifiche che spesso si celano nella sottoclasse di perizie a “furor di popolo” in cui il furore dell’avvocato svetta, sovente, su tutto e tutti. La terapia è indicata per la maggior parte delle perizie, difficilmente per quelle assolutamente ben stilate. Resta il fatto che l’attenta visione del Codice Deontologico in ogni atto del perito non può considerarsi innovativa presa di coscienza bensì tardiva riappropriazione di un diritto.

Primo in assoluto, nella recente storia umana, ad aver utilizzato il decreto del 1946 ad uso terapeutico (ed a costo “zero”), non posso far altro che raccomandarlo a tutti i colleghi interessati, vista la nuova serenità acquisita.
Si potrà dire di aver sviluppato giusti anticorpi nei confronti della patologia in esame e quindi di non percepire preoccupazioni patologiche nei confronti di possibili denunce (con conseguente eccesso di richieste diagnostiche per tutela personale) se a questa serenità si aggiungeranno:
la consapevolezza che la medicina difensiva sia la conseguenza di una rottura nella continuità storica tra generazioni di medici per mancato utilizzo della sostanza attiva insita nel farmaco-decreto da parte della generazione attuale;
l’uso puntuale di un meccanismo procedurale che vede il medico difendere la propria onorabilità a “casa” propria, forte della propria cultura, senza necessità di richiedere aiuto a figure professionali di altro genere.
Dal farmaco-decreto agli anticorpi contro la medicina difensiva seguendo la rotta segnata dai nostri predecessori. Bravo! Grazie!

La terapia in esame è in grado di fornire benefici effetti su eventi già conclusi dimostrando notevoli proprietà retroattive. Tali capacità possono determinare un importante effetto collaterale: la nascita di una sorta di coalizione involontaria tra medici richiedenti dapprima istanze di tipo deontologico, poi risarcimenti nei confronti di un medesimo perito medico-legale (sulla base anche delle stesse istanze deontologiche) riguardanti sia relazioni relativamente recenti sia quelle dimenticate nel cassetto della segretaria del perito. Considerando che l’attuale lunga durata dei procedimenti civili può di per sé essere responsabile della ripetizione involontaria di un medesimo errore da parte dello stesso perito in quanto le tardive sentenze non gli permettono il giusto ripensamento, ahimè, l’azione terapeutica può divenire assai articolata!

Nella fase di latenza della malattia è opportuna la divulgazione del decreto sempre citato.
È possibile che il perito medico-legale non si presenti all’incontro fissato dall’Ordine, ma, allora, siamo in un’altra storia. Chi vorrà, potrà trarre nuova conoscenza leggendo l’articolo firmato dal sottoscritto (cercasi su Google).

La diffusione anticorpale nella popolazione medica sarà certa quando si verrà a conoscenza del sopraggiungere, all’Istituto deputato alla difesa del Codice Deontologico, di quattrocento-cinquecento lettere simili a quella che lo scrivente ha depositato alcuni or sono.
Considerando la differente responsabilità tra il perito (che firma) ed il paziente (che parla) nonché l’impossibilità dell’avvocato a redigere qualsivoglia relazione senza l’appoggio peritale è possibile comprendere l’azione terapeutica a largo spettro del farmaco-decreto. Infatti, esso, agendo direttamente sulle gambe del perito, irrigidendole sul Codice Deontologico, agisce conseguentemente anche sul paziente eccessivamente e sospettosamente lamentoso nonché sull’eccesso di richieste da parte dei pletorici avvocati.

Nel decreto esaminato è insito il concetto non banale secondo cui l’Ordine dei Medici “in caso di non riuscito accordo fornisce il proprio parere sulle controversie stesse” ovvero prende posizione. Non è difficile ritenere che, senza una discreta diffusione anticorpale non si potrà essere di aiuto al proprio Ordine (…) nello svolgimento del delicatissimo compito che lo accompagna fin dalla nascita: ”interporsi”.

Seguire la rotta segnata dai nostri predecessori può fornire risultati più rapidi che attendere la depenalizzazione dell’atto medico. Dispiace dover dire che il terzo segreto di Fatima verrà svelato prima che i nostri politicanti possano agire in tal senso.
Devo lasciarvi perché ho il bambino sul fuoco ed il latte che piange. Se volete, discussioni amorevoli sono aperte scrivendo all’amministratore capozzi@ecografie3d.com.

Volevo dire: il bambino che piange ed il latte sul fuoco. “Scusassero”.


Dott. Arnaldo Capozzi
Responsabile dell’Associazione “Lettera g dell’articolo 3” con l’unico obiettivo di divulgare il D.Lgs.C.P.S.13.09.1946 n.233 ed in particolare l’art.3, lett.g.
Si tratta di un'associazione virtuale con sostenitori "virtuali". In pratica, non ci sono iscrizioni. Viva la libertà! Eh Eh!
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Maurizio M. riferisce

Messaggioda eco_admin » 20 gen 2012

Purtroppo la causa prima di ogni problema risiede nella nostra divisione interna. Siamo sempre divisi e sospettosi. Ogni iniziativa trova un consenso di massima ma se riuscissimo a prendere iniziative forti, tutti insieme, sicuramente saremmo ascoltati dalla politica. In questo stato di cose continueremo a fare il gioco di chi specula sulla "malpractice"... e non pensate al solito ai medici legali o ai pazienti!
Maurizio M.

La stesura dell’articolo è stata successiva a quanto riferito dal Dott. Maurizio M. che ringrazio.
1) Il Dott. Maurizio si riferiva alla depenalizzazione dell’atto medico. Confermo quanto riportato sull’articolo: “dispiace dover dire che il terzo segreto di Fatima verrà svelato prima che i nostri politicanti possano agire attuando la depenalizzazione dell’atto medico”.
2) “… non pensate al solito ai medici legali o ai pazienti!”. La giusta impostazione del problema chiamato medicina difensiva è innanzitutto nel rispetto delle regole che riguardano tutti i medici (compresi i periti medico-legali) che sono note e dettate dal Codice Deontologico. Dovrebbe far riflettere, in tal senso, il fatto che il 70% delle cause medico-legali si concludano a favore del medico. Il sottoscritto propone nientepopodimenochè la revisione di tutte le pratiche medico-legali dal punto di vista deontologico o, in alternativa, la revisione di qualche pratica firmata da un perito medico-legale non specialista, o almeno che venga divulgato il D.Lgs.C.P.S.13.09.1946 n.233 ed in particolare l’art.3, lett.g. Fate vobis.

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Ventotto settimane.
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Lettera g. dell’articolo 3 Carla scrive

Messaggioda eco_admin » 20 gen 2012

Scrivi a capozzi@ecografie3d.com


20.1.2012

Carla C., sostenitrice delle iniziative del nostro sito, ha affermato che i medici sono storicamente recalcitranti ad iscriversi ad un’associazione.


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Ventuno settimane.

Avevo proposto la nascita dell’associazione tra medici e sostenitori “lettera g. dell’articolo 3” sottolineando nel numero di iscrizioni la forza contrattuale.
Ebbene, ho cambiato idea. L’associazione “lettera g. dell’articolo 3”, nata con l’unico scopo di divulgare il D.Lgs.C.P.S.13.09.1946 n.233 ed in particolare l’art.3, lett.g., sarà un’associazione virtuale con un unico iscritto, socio-fondatore, ovvero l’amministratore del sito ecografie3d.com Dott. Arnaldo Capozzi e nessun altro.
Non ci sarà un elenco di iscritti; chi lo vorrà, si iscriverà virtualmente. Amen.
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Re: D.Lgs.C.P.S.13.09.1946 n.233 art.3 lett.g versione semis

Messaggioda eco_admin » 26 gen 2012

25.1.2012


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Venti settimane.


Riflessioni sul ruolo del mediatore nelle controversie in medicina.
Risposta alla relazione di un avvocato clicca qui

Egregio Avvocato, è mia modesta opinione che la figura del mediatore incrementerà il numero già eccessivo dei procedimenti civili in campo sanitario e ciò per due motivi tra loro collegati:
1) il mediatore, lavorando per ridurre l’attuale lunga durata delle cause, PER ASSURDO, distruggerà il vero deterrente ad iniziarne una. È facile ritenere che anche l’avvocato avrà un motivo in più per invogliare quei clienti recalcitranti ad iniziare un procedimento, visti i nuovi tempi ridotti. L’incremento delle cause riguarderà, senz’altro, soprattutto quelle che oggi sono ritenute di scarso valore se non improbabili.
2) Il mediatore, come da Lei affermato, evidenzia frequentemente la sproporzione della pretesa risarcitoria. Tale condizione è meritevole ma non sufficiente a frenare l’escalation delle cause valendo, nella pratica quotidiana di qualsiasi transizione, il ben noto assioma: “pochi, maledetti, ma subito”. Il paziente recalcitrante ad iniziare una causa potrà ritenere opportuno intraprenderla non per un improbabile corposo risarcimento bensì perché “rapidamente” risarcito.

È giusto combattere la cattiva medicina ma è importante sottolineare il fatto che, attualmente, il 70% dei medici conclude a proprio favore i procedimenti che li hanno visti coinvolti (fonte A.M.A.M.I.) e che non è affatto vero che il restante 30% dei “vincitori” poi lo sia effettivamente.
L’incremento delle denunce comporterà un ulteriore aggravio delle rate assicurative professionali del medico, come già successo in questi anni. Tra i miei colleghi, l’aumento medio della rata assicurativa è stato pari a venti-venticinque volte considerando il passaggio lire-euro, quantificando, così, una di quelle “devastanti conseguenze delle continue procedure giudiziali” da Lei riferite. Ebbene, futuri, ulteriori aumenti delle rate assicurative saranno difficilmente sopportati e potranno essere in grado di frantumare il rapporto medico-paziente.

Sono d’accordo riguardo la necessità di “iniziare la politica della mediazione direttamente sul ‘comparto salute’”. In tal senso, non c’è alcuna necessità di scomodare il legislatore per nuove leggi e nuovi emendamenti: è sufficiente il poco noto D.Lgs.C.P.S.13.09.1946 n.233 art.3, lett.g. che obbliga l’Ordine dei Medici ad interporsi su richiesta, fissare la data di incontro tra sanitari e deliberare se non c’è accordo tra le parti.
Il medico uscirà dalla “medicina difensiva” non per motivi idealistici seppur onorevoli, bensì, perché, sapendo di poter essere ascoltato nella sua “casa” dove la controversia è di appartenenza (parole sante ricopiate dalla sua relazione) potrà far valere le proprie ragioni fissate dal Codice Deontologico, rafforzando l’idea di una possibile istanza nei confronti del responsabile di una perizia medico-legale deontologicamente disdicevole (così come per tutte le azioni disdicevoli nei confronti del corretto esercizio professionale).
L’elevato numero di cause che si concludono a favore del medico è sufficiente per far nascere il sospetto che non sempre siano state rispettate le regole ferree di comportamento fissate dal Codice di Deontologia Medica.
Cosa rimarrà della contenziosità in medicina se si annulleranno le perizie senza sicure e forti basi scientifiche (deontologicamente opinabili) e se si annulleranno le perizie senza quel grado di competenza richiesto dall’art. 62 del Codice di Deontologia Medica?
In tal senso, è mio modestissimo parere che questo decreto del 1946 possa davvero arginare l’aumento delle cause in medicina. In fin dei conti, non era questa la volontà del legislatore?

Il mediatore potrà svolgere il suo compito con beneficio di tutti se, innanzitutto, farà emergere la necessità che le regole deontologiche siano rispettate da tutte le figure coinvolte nella causa, anche con richiesta di pareri all’Istituto deputato alla difesa del Codice Deontologico. Dispiace dirlo, ma, in alternativa, resterà il sospetto che il mediatore legale possa intervenire su un tavolo di trattative in qualche modo drogato, addirittura legittimandolo oltre ad aumentare involontariamente il numero delle cause stesse come affermato precedentemente.
Continueremo a sopportare che un ortopedico possa relazionare nei confronti di un oculista (criticabile secondo l’art. 62 del CDM) senza nemmeno una segnalazione?

Purtroppo la “medicina difensiva” ha lasciato da diverso tempo il posto alla “medicina evitativa”: il medico e soprattutto il chirurgo da tempo evitano gli interventi più esposti dal punto di vista medico-legale. La “medicina evitativa” ha assunto ufficialmente le sue vesti alcuni giorno or sono con il rifiuto firmato da un chirurgo di eseguire un intervento su un paziente lamentoso (vedi associazione A.M.A.M.I.). Chissà se gli Autori dei suoi testi (che purtroppo non sono in grado di comprendere nella loro pienezza) possano essere d’accordo con l’idea che, come tante battaglie, anche la “medicina evitativa”, dopo un inizio disordinato, potrà svilupparsi in maniera più ordinata ad esempio con il rifiuto dei medici di curare avvocati e loro parenti perchè troppo alto il rischio specifico di denuncia, frantumando il rapporto medico-paziente. O, meglio, frantumando quell’humanitas che Lei ha sottolineato nella sua relazione.
Conosco l’humanitas in medicina e non ho problema a praticarla anche perché, pur vivendo a Roma, lavoro in un paesino (…ino, ino con un’unica Chiesa) ove le persone sono sincere come la campagna che le circonda. In loro l’umanità la riconosco quotidianamente; spesso l’ho riconosciuta anche tra i miei conoscenti avvocati ed agenti assicurativi con cui ho collaborato per anni, ma con una particolarità: si è sempre trattato di un’umanità a fasi alterne, coincidente spesso, guarda caso, se si trattava dei loro affari.

Saluti
Doatt. Arnaldo Capozzi
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Re: D.Lgs.C.P.S.13.09.1946 n.233 art.3 lett.g versione semis

Messaggioda eco_admin » 29 gen 2012

Leggiamo dal blog di Cartabellotta: Medicina difensiva e test diagnostici: adesso basta!


… Nell’editoriale, Laine ricorda che per prescrivere test diagnostici ad high value il medico deve porsi alcune semplici domande:
1. Se il paziente ha già eseguito il test in precedenza: esistono specifiche indicazioni per ripeterlo? E’ verosimile che i risultati del nuovo test differiscano in maniera sostanziale dall’ultimo risultato? Posso utilizzare i risultati del test già effettuato, invece di prescriverlo nuovamente?
2. I risultati del test diagnostico, qualunque sia il loro risultato, modificheranno le mie decisioni cliniche?
3. Qual è la probabilità e quali sono le potenziali conseguenze avverse di un risultato falsamente positivo del test diagnostico?
4. Se non richiedo il test diagnostico, il paziente presenta dei rischi a breve termine?
5. Se sto prescrivendo il test diagnostico solo per soddisfare le richieste del paziente e/o per rassicurarlo: ho informato il paziente riguardo tutti i punti precedenti? Esistono altre strategie per rassicurare il paziente?

Sulla falsariga di Laine, io (Cartabellotta ndr) aggiungo che dal canto suo il paziente dovrebbe chiedere al medico:

1. Visto che ho già eseguito l’esame poco tempo fa è indispensabile ripeterlo?
2. I risultati dell’esame modificheranno le sue decisioni?
3. Se il test è falsamente positivo (e io sono sano) quali rischi corro?
4. Se non faccio l’esame quali rischi ci sono a breve termine?
5. Se sta prescrivendo l’esame solo per soddisfare le mie richieste, lasci perdere e provi a rassicurarmi in altro modo

Risposta del Dott. Arnaldo Capozzi di ecografie3d.com

Carissimo Cartabellotta immagina di essere una donna a cui manca poco per per partorire. Le tue domande all’ostetrico potrebbero essere queste:

Visto che ho già eseguito un’ecografia poco tempo fa, è indispensabile ripeterla?
I risultati dell’ecografia modificheranno le sue decisioni?
Se l’ecografia è falsamente positiva (e io sono sana) quali rischi corro?
Se non faccio l’ecografia quali rischi ci sono a breve termine?
Se sta prescrivendo l’ecografia solo per soddisfare le mie richieste, lasci perdere e provi a rassicurarmi in altro modo.

Però, potrebbero anche essere:

Non è meglio eseguire un tracciato tococardiografico così come ho letto su internet?
Se questo esame non è convincente perché non è convincente? Forse l’ecografia è più convincente in quanto la convince di più? Mia sorella conosce una signora la cui cugina ha stretto la mano ad un medico che non l’ha sottoposta ad ecografia. Vorrei sapere per quale motivo voi medici non la pensiate tutti allo stesso modo. Questa situazione non mi convince, ma forse non sono convinta di essere convincente…

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Al contrario della falsariga di Laine e della falsariga – della falsariga – di Cartabellotta consiglio un’altra visione. Ma veramente tutta un’altra.
Nel 1946 il legislatore con il D.Lgs.C.P.S.13.09.1946 n.233 art.3, lett.g. dimostrò di essere, già allora, seriamente preoccupato delle conseguenze delle diatribe in medicina ed istituì l’Ordine dei Medici con la funzione di mediazione su richiesta.
Notare prego: non parlo di mediazione tra paziente e medico bensì tra medico e medico o, meglio, medico-perito medico legale firmatario della relazione avversa in quanto, se è vero come è vero, che il 70% dei medici conclude a proprio favore i procedimenti che li hanno visti coinvolti (fonte A.M.A.M.I.) e che non è affatto vero che il restante 30% dei “vincitori” poi lo sia effettivamente, EVIDENTEMENTE, esiste un problema deontologico tra professionisti che altera le carte in tavola.
L’attuale eccesso di cause è “eccesso” perché è venuta a mancare la funzione principale di mediazione iniziale ordinistica che difende le cause ben stilate e legittime ma che stronca quelle deontologicamente opinabili (diciamo così, nate per “la” cento euro…).
Non vedo altre alternative: le acque si calmeranno soltanto con la mediazione direttamente sul ‘comparto salute’ con cacciata di tutte quelle figure professionali che nulla hanno a che vedere con la medicina vera ma che con la “medicina difensiva” ci sguazzano. Forse la pletora degli avvocati? O forse gli assicuratori che hanno aumentato di venti, venticinque volte la rata professionale mia e dei miei colleghi nel periodo di passaggio dalla lira all’euro?

Insomma, Cartabellotta stai facendo del tuo meglio per intorbidire ancora di più ciò che qualcuno vuole sia necessariamente torbido. Meno male che non devi partorire…


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Trentadue settimane
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