Responsabilità civile. Spot pro-denunce

Responsabilità civile. Spot pro-denunce

Messaggioda eco_admin » 05 ott 2012

Sugli spot pro-denunce



Soffermiamoci, innanzitutto, sulle forze che sostengono il chiarissimo messaggio degli spot pro-denunce ovvero perseguire la violazione piccola o grande del diritto alla salute in funzione del profitto.

Senz’altro, un aiuto involontario a questi spot è fornito dall’atmosfera che avvolge il tribunale, negativa per il medico chiamato in causa.
Consideriamo, ad esempio, la figura del magistrato: rivendica il “diritto di giudicare in serenità” ed in questi anni ha negato, con l’uso eccessivo dei tempi di rinvio, il “diritto di curare in serenità”. Può continuare a nominare come CTU un medico di sua fiducia pur se non compreso negli elenchi dei consulenti tecnici nonostante l’ultimo decreto.
L’avvocato, grazie alla figura del mediatore civile, avrà un motivo in più per invogliare quei clienti recalcitranti ad iniziare una causa pur se di scarso valore. Il mediatore civile, infatti, “adoperandosi affinché le parti raggiungano un accordo amichevole di definizione della controversia in tempi brevissimi” rispetto all’attuale lunga durata delle cause, PER ASSURDO, potrà distruggere il vero deterrente ad iniziarne una, ovvero la loro lunga durata.
Si continua a ritenere le assicurazioni professionali áncora di salvezza quando le continue procedure giudiziali comportano inevitabilmente una loro potenziale sofferenza e insostenibilità. Nella stesura del recente decreto, evidentemente, nessuno ha chiesto il parere a quei numerosi medici che hanno cause nei confronti delle loro assicurazioni, né agli assicurati (compreso intere ASL) con società adesso fallite (facile ricerca su Google).

Altro aiuto giunge dalla concezione del medico di non essere assolutamente in grado di tutelarsi da solo per ignoranza nei riguardi della giurisprudenza. A.m.a.m.i. ha più volte affermato: “se la legge non ci metterà al riparo dai danni conseguenti alle denunce infondate di malpractice, i medici, impauriti, si asterranno dall'operare cittadini 'non urgenti'".

La risposta a questi aiuti viene fornita dalla quarta legge istitutiva della Federazione degli Ordini, art.3, lett.g, ovvero, non esistono soltanto le conclusioni tecnico-giuridiche-scientifiche del tribunale!
Il legislatore (del 1946) sosteneva che il medico, vincolato dal Codice Deontologico, fosse in grado, soltanto con la sua cultura, di potersi difendere dall’eccessiva contenziosità. Con il Codice Deontologico C.D., il medico difende la propria onorabilità nel proprio Ordine professionale pretendendo dal Consulente Tecnico d’Ufficio e di Parte le competenze medico-legali e scientifiche riguardanti il caso specifico (art. 62 del C.D.). Con il C.D., le eccessive richieste di risarcimento potrebbero facilmente sconfinare nell’imprudenza dell’art. 62. L’art. 58 potrebbe manifestarsi sufficiente per consigliare di chiudere all’istante certe vertenze con perizie dai voli diagnostici pindarici.
La logica mercantile del messaggio degli spot pro-denunce sarà colpita maggiormente dall'idea delle possibili problematiche finanziarie del perito scorretto conseguenti alle sue incongruità deontologiche piuttosto che dalle critiche ad altissima voce.
Se alla revisione deontologica delle pratiche medico-legali attuali si dovesse aggiungere anche la revisione di quelle passate, visto il mancato filtro deontologico di questi anni, le problematiche finanziarie di certi periti potranno diventare loro insopportabili per eccesso di vertenze deontologiche.
Se questo comportamento del medico diverrà strutturale, il profitto, insito nel messaggio degli spot pro-denunce come futuro profitto, sarà duramente colpito nella sua essenza: l’assoluta certezza.
Il filtro deontologico può realizzarsi con la richiesta di interposizione all’Ordine da parte del medico chiamato in causa (Vedi: Responsabilità professionale. Se è il consulente tecnico ad avere "paura").
Lo scopo del filtro deontologico è quello di arginare l’aumento delle denunce e quindi può considerasi vero strumento di lotta nei confronti delle pratiche inutili: quel 70% di cause vinte dai medici e delle denunce false per presunti casi di malasanità. Queste ultime, secondo il Procuratore Capo Di Venezia Carlo Nordio: “sono in percentuale molto rilevante e rappresentano tentativi di arricchimento che fanno danni enormi alla tutela della salute dei cittadini ed alle casse dello Stato”. Riducendo il numero delle cause, diverrà più prezioso il lavoro del mediatore civile, si avvantaggerà quello del Giudice e sarà più sostenibile la rata assicurativa.

L’evento avverso, rilevante da punto di vista deontologico oppure quello classicamente inteso, andrebbe reso manifesto in tempi rapidi (nel rispetto della privacy, ovviamente) e sempre rapidamente andrebbe resa manifesta la sua soluzione. I tempi cambiano, gli eventi avversi modificano di abito, elementi di discussione possono nascere dall’errore (deontologico e non) e produrre nuova conoscenza e cultura. Altrettanti, ottimi strumenti per la lotta agli spot pro-denunce.



Dott. Arnaldo Capozzi
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