Il peso della radioattività naturale

Il peso della radioattività naturale

Messaggioda eco_admin » 23 mag 2012

23.5.2012

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Il peso della radioattività naturale
Le fonti: numerose quelle ambientali, dalle particelle cosmiche alle rocce. Il problema principale rimane il radon


Per intendersi subito: con una radiografia del torace si "assorbe" una quota di radioattività pari a circa un centesimo di quella naturale alla quale un organismo è esposto nel giro di un anno (e che si aggira attorno ai 2,5 millisievert). Con una Tac, sempre del torace, si immagazzina, invece, l'equivalente di tre-quattro volte le radiazioni annuali di fondo. Come dire che, per una persona normale, se non abusa di esami medici, la maggiore fonte di radioattività è proprio quella ambientale. A partire dai raggi cosmici, che originano fuori dalla Terra, e dai radionuclidi, che si generano quando arrivano nell'atmosfera, fino agli isotopi naturali, come il potassio 40 che sta addirittura dentro l'organismo umano, a quelli dell'uranio e del torio, che vengono emessi da rocce o da materiali da costruzione, e alle radiazioni derivanti da attività umane.

TERRA E ARIA - A 10 chilometri di altezza, per esempio, l'esposizione alle radiazioni cosmiche è quasi cento volte maggiore rispetto a quella sul livello del mare (ed è ancora maggiore in corso di tempeste solari che, quest'anno, appaiono particolarmente intense). Poi c'è la radioattività terrestre, che può variare da luogo a luogo. Concentrazioni più elevate si trovano, per esempio, in zone in cui sono presenti particolari rocce, soprattutto vulcaniche, come lave, tufi, certi graniti e pietra pomice (materiali utilizzati anche nell'edilizia) che contengono uranio e torio e producono gas radon (è un gas più pesante dell'aria e deriva dal decadimento dell’uranio).

IL RADON - Anche alcune acque, in particolare quelle calde sulfuree, contengono una certa quantità di radioattività dovuta sia alle piogge, che trasportano sostanze radioattive sospese nell’aria, sia alle acque di drenaggio che veicolano quelle del suolo. «Il problema principale, quando si parla di radioattività naturale — commenta Guido Pedroli, direttore dell'Unità di Fisica Sanitaria all’Istituto Europeo di Oncologia di Milano — è il radon. È considerato cancerogeno e la prova deriva dall'osservazione di un'aumentata incidenza di tumori nei minatori a contatto con questo gas». La distribuzione del radon è diversa a seconda delle aree geografiche: «In Val d'Aosta, per esempio, — continua Pedroli — la diffusione del radon è inferiore a un decimo rispetto a quello che si trova in Campania, una regione ricca di rocce come il tufo». Proprio per questo la radioattività naturale (mediamente di 2,5 mSv), in Val d'Aosta è di 1,5 e in Campania è di 3,5 mSv. Attualmente il radon è controllato, per legge, soltanto negli ambienti di lavoro, in particolare nei sotterranei (proprio perché è un gas più pesante dell'aria) e sono previste misure per ridurne la presenza (come ionizzatori dell'aria, che catturano gli atomi di radon, oppure l'istallazione di "vespai", cioè di intercapedini che permettono l'aereazione degli ambienti).

IN CASA - Per le abitazioni non esistono leggi, almeno in Italia.
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