Lettera g dell’ articolo 3. Ass. tra Medici e sostenitori

Lettera g dell’ articolo 3. Ass. tra Medici e sostenitori

Messaggioda eco_admin » 11 mar 2012

20.1.2012

“Lettera g dell’ articolo 3”
Associazione tra Medici e Sostenitori
Premesse per lo Statuto

Leggi anche Fine della Medicina Difensiva

Viene proposta una modalità procedurale a favore della lotta alla medicina difensiva.
Si tratta di una modalità già nota, strettamente legata al Codice Deontologico ed all’istituto ordinistico, riveduta in un’interpretazione più moderna, già positivamente utilizzata nella “pratica Capozzi” e di cui è auspicabile la riappropriazione da parte del medico.

Il legislatore, con il D.Lgs.C.P.S.13.09.1946 n.233 art.3, lett.g., aveva posto un vero argine all’aumento delle denunce in campo sanitario.
Leggiamo, in questo decreto, addirittura del 1946, che, al Consiglio direttivo di ciascun Ordine e Collegio spetta l’attribuzione di: “…interporsi, se richiesto, nelle controversie fra sanitario e sanitario, o fra sanitario e persona o enti a favore dei quali il sanitario abbia prestato o presti la propria opera professionale, per ragioni di spese, di onorari e per altre questioni inerenti all'esercizio professionale, procurando la conciliazione della vertenza e, in caso di non riuscito accordo, dando il suo parere sulle controversie stesse.”
In questo contesto si tratterà delle controversie di tipo deontologico “fra sanitario e sanitario” e della sede naturale dell’incontro per la “conciliazione della vertenza”: l’Ordine di appartenenza.
Il medico chiamato in causa dovrebbe, innanzitutto, porsi il problema della correttezza deontologica del suo comportamento e pretenderla dal perito firmatario della relazione avversa. Gli articoli del Codice di Deontologia Medica CDM più significativi appaiono il n°62 ed il n°58.

Art. 62 - Attività medico-legale –

L’esercizio dell’attività medico legale è fondato sulla correttezza morale e sulla consapevolezza delle responsabilità etico-giuridiche e deontologiche che ne derivano e deve rifuggire da indebite suggestioni di ordine extratecnico e da ogni sorta di influenza e condizionamento.
L’accettazione di un incarico deve essere subordinata alla sussistenza di un’adeguata competenza medico-legale e scientifica in modo da soddisfare le esigenze giuridiche attinenti al caso in esame, nel rispetto dei diritti della persona e delle norme del Codice di Deontologia Medica e preferibilmente supportata dalla relativa iscrizione allo specifico albo professionale.
In casi di particolare complessità clinica ed in ambito di responsabilità professionale, è doveroso che il medico legale richieda l’associazione con un collega di comprovata esperienza e competenza nella disciplina coinvolta…
La consulenza di parte deve tendere unicamente a interpretare le evidenze scientifiche disponibili pur nell’ottica dei patrocinati nel rispetto della oggettività e della dialettica scientifica nonché della prudenza nella valutazione relativa alla condotta dei soggetti coinvolti.
L’espletamento di prestazioni medico-legali non conformi alle disposizioni di cui ai commi precedenti costituisce, oltre che illecito sanzionato da norme di legge, una condotta lesiva del decoro professionale.

Art. 58 - Rispetto reciproco –

Il rapporto tra medici deve ispirarsi ai principi di corretta solidarietà, di reciproco rispetto e di considerazione della attività professionale di ognuno…
Il medico deve essere solidale nei confronti dei colleghi risultati essere ingiustamente accusati.


Cosa rimarrà della contenziosità in medicina se si annulleranno le perizie senza sicure e forti basi scientifiche e se si annulleranno le perizie senza quel grado di competenza richiesto dall’art. 62 del CDM? Secondo questo articolo, ad esempio, un ortopedico che vive esclusivamente di ortopedia dovrebbe porre particolare attenzione prima di firmare una perizia (o, meglio, non la dovrebbe firmare) nei confronti di una problematica ginecologica; un pediatra dovrebbe porre particolare attenzione prima di firmare una perizia nei confronti di una problematica chirurgica (o, meglio, non la dovrebbe firmare)… qualora questi professionisti utilizzassero esclusivamente le loro conoscenze scientifiche per la stesura della perizia.

L’incontro permesso dal decreto in oggetto fra il medico ed il perito in ambiente ordinistico è in grado di aprire scenari interessanti: il senso dell’”assoluta” ragione nella perizia nata a furor di popolo può facilmente ridursi, dopo l’incontro, in un “molto probabilmente” se non in un “forse”. Il paziente che ha denunciato, messo al corrente delle sopraggiunte difficoltà, potrebbe essere spinto a risolvere il contenzioso in poche settimane. Il furor di popolo potrebbe “sfumare” di fronte, ad esempio, ad una neonata possibilità di richiesta futura di risarcimento questa volta da parte del medico chiamato in causa. L’assenza del perito all’incontro fissato dall’Ordine non farà emergere tutte le critiche sulla riuscita della causa stessa e pone basi per future difficoltà al perito stesso. In caso di esito infausto della causa, il perito assente all’appuntamento fissato dall’Ordine potrebbe dover rispondere di aver negato al paziente la possibilità di procedere o meno nella vertenza in tempi brevi. Potrà essere chiamato a motivare la sua indisponibilità alla richiesta di tutela dell’onorabilità da parte di un Collega soprattutto se, invece, è stato puntuale agli incontri fissati dal consulente tecnico di ufficio CTU.

L’Ordine, in caso di mancato accordo, rilascia il proprio parere sulle controversie e delibera esclusivamente per problematiche inerenti il Codice Deontologico in quanto le conclusioni tecnico-giuridiche-scientifiche sono di pertinenza del Giudice. Ma, “… l’espletamento di prestazioni medico-legali non conformi alle disposizioni di cui ai commi precedenti costituisce, oltre che illecito sanzionato da norme di legge, una condotta lesiva del decoro professionale” (art. 62 CDM). Ovvero: se il dottor Rossi ha ragione, il dottor Bianchi potrebbe aver torto, se ha torto potrebbe avere colpa; se c’è colpa si è esposti a sanzione.
Quanto riferito in questo articolo deriva dall’esperienza dello scrivente e rientra per intero in un parere personale, quindi discutibile. Però, se non dovesse emergere la possibilità di un’istanza nei confronti del responsabile di un’azione disdicevole al corretto esercizio della professione (art. 2 CDM) e quindi anche del responsabile di una perizia medico-legale deontologicamente disdicevole, allora, certamente, tutto è inutile.
Dispiace dover affermare che anche il perito medico-legale, in una certa misura, debba soffrire della stessa “forte preoccupazione” e “paura” che sono, come noto, alla base della medicina difensiva. Tali sensazioni possono nascere, ad esempio, nella possibilità che più medici richiedano l’interposizione dell’Ordine perché coinvolti contemporaneamente in un’unica causa con basi formalmente discutibili dal punto di vista deontologico. Il perito può essere chiamato a giustificare una sua relazione deontologicamente opinabile da parte di medici coinvolti in passato soprattutto in cause da loro già vinte. Considerando che la lunga durata dei procedimenti civili può essere di per sé responsabile della ripetizione involontaria di un medesimo errore da parte dello stesso perito per il ritardo con cui si giunge alle conclusioni, ci si rende facilmente conto come possa nascere una sorta di coalizione involontaria tra medici richiedenti dapprima istanze di tipo deontologico, poi risarcimenti sulla base anche delle stesse istanze deontologiche con evidente sovraesposizione del perito medico-legale.

La presa di coscienza del medico chiamato in causa, per cui ogni atto del perito verrà sottoposto ad un’attenta visione del codice deontologico, non può definirsi innovativa ma tardiva riappropriazione di un diritto. Tra gli atti del perito da sottoporre a codice deontologico rientrano anche le cosiddette “note alla relazione del CTU” nonché tutte le relazioni firmate dai consulenti.
Difficilmente si potrà uscire dalla medicina difensiva senza quella sorta di contrappasso che vede il perito “preoccupato” della possibilità di essere denunciato ed “angosciato” per possibili nuove ed imprevedibili esposizioni (deontologiche e finanziarie) anche di cause dimenticate nel cassetto.
Nello scenario complessivo entrano in gioco anche le assicurazioni: le problematiche deontologiche, soprattutto seguite da sanzioni, rientrano frequentemente nella stesura dei contratti assicurativi. L’assicurazione, poi, può far rivalere il concetto di colpa sul perito per l’assenza volontaria all’appuntamento fissato dall’Ordine dei Medici e non risarcire o risarcire in parte il proprio assicurato-perito in caso di richiesta di danno professionale da parte dei colleghi medici vincitori delle cause nei suoi confronti.

Si sottolinea che l’errore ipotetico in oggetto è di tipo deontologico e che soltanto una visione superficiale potrebbe rendere questo poco rilevante. In verità, il legislatore con l’”interposizione” tra medici da parte dell’Ordine professionale su base deontologica ha disposto un controllo nel comportamento dei sanitari e le giuste modalità per far emergere leggerezze colpevoli di comportamento. Le formalità del Codice Deontologico diventeranno sostanza quando il medico le utilizzerà a sua difesa per fronteggiare l’attuale eccesso di denunce che, poi, è alla base della medicina difensiva. Il decreto ha evidenziato nell’Ordine professionale la sede naturale del contenzioso deontologico ma anche l’Istituto a cui è richiesta una presa di posizione in caso di mancato accordo tra le parti.
Il decreto in oggetto può rappresentare il vero argine all’aumento delle denunce in campo sanitario e non è necessario che si realizzino i vari scenari sopradescritti evidentemente negativi per la vita professionale del perito. La medicina difensiva, infatti, ha insegnato che il solo rischio, la sola possibilità che si manifesti un fatto negativo può essere sufficiente a determinare grossolani cambiamenti di comportamento.

La semplice procedura a tutela dell’onorabilità del medico, qui brevemente trattata e nata dalla visione lungimirante di un legislatore accorto, protegge le perizie ben stilate e fornisce a tutti, soprattutto ai giovani colleghi, una speranza in più nella forza del Codice Deontologico.
In una visione idealistica potremmo affermare che il medico attuale si sia reso responsabile della rottura di una continuità storica perché, nel passaggio delle consegne tra generazioni, non ha chiesto consiglio a chi lo ha preceduto. Se avesse chiesto ai predecessori il consiglio riguardo il giusto comportamento in caso di medici in disaccordo per problematiche sanitarie, la risposta sarebbe stata senz’altro l’invito agli stessi a presentarsi e riferire all’Ordine. Probabilmente, per ricucire questo strappo, è necessario che il medico chiamato in causa consideri le possibilità previste dal D.Lgs.C.P.S.13.09.1946 n.233.
Poiché senza memoria non c’è futuro, sarebbe opportuno rendere rapidamente manifesto l’evento avverso rilevante da punto di vista deontologico, accelerare per quanto possibile la soluzione del caso e renderla manifesta sempre rapidamente. “Manifesta” cioè rendere la soluzione nota a tutti. I tempi cambiano, gli eventi avversi modificano di abito; elementi di discussione possono nascere dall’errore deontologico (evidentemente anche del perito) e produrre nuova conoscenza e cultura.

L’attuale generazione di medici ha assoluta necessità di fornire proposte contro la medicina difensiva, non può soltanto subirla o sperare che altri agiscano per suo conto. Soprattutto ha il dovere morale di non consegnarla alla nuova generazione di medici.


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L’Associazione “Lettera g dell’ articolo 3” del Dott. Arnaldo Capozzi ha l’unico obiettivo di divulgare il D.Lgs.C.P.S.13.09.1946 n.233 con particolare riguardo l’art.3, lett.g.
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