Spazio alla poesia. From A room of one’s V Woolf (Sabrina)

Spazio alla poesia. From A room of one’s V Woolf (Sabrina)

Messaggioda eco_admin » 05 dic 2011

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From ‘A room of one’s own’ by Virginia Woolf

Let me imagine (…) what would have happened had Shakespeare had a wonderful gifted ATTENZIONE SPAM E VIRUS!, called Judith, let us say. Shakespeare himself went, very probably – his mother was an heiress – to the grammar school where he may have learnt Latin – Ovid, Virgil and Horace – and the elements of grammar and logic. He was, it is well known, a wild boy who poached rabbits, perhaps shot a deer, and had, rather sooner than he should have done, to marry a woman in the neighbourhood, who bore him a child rather quicker than was right. That escapade sent him to seek his fortune in London. He had, it seemed, a taste for the theatre; he began by holding horses at the stage door. Very soon he got work in the theatre, became a successful actor and lived at the hub of the universe, meeting everybody, knowing everybody, practising his art on the boards, exercising his wits in the streets, and even getting access to the palace of the queen.
Meanwhile his extraordinarily gifted ATTENZIONE SPAM E VIRUS!, let us suppose, remained at home. She was as adventurous, as imaginative, as agog to see the world as he was. But she was not sent to school. She had no chance of learning grammar and logic, let alone of reading Horace and Virgil. She picked up a book now and then, one of her brother’s perhaps and read a few pages. But then her parents came in and told her to mend the stockings or mind the stew and not moon about with books and papers. They would have spoken sharply but kindly, for they were substantial people who knew the conditions of life for a woman and loved their daughter – indeed, more likely than not she was the apple of her father’s eyes. Perhaps she scribbled some pages up in an apple loft on the sly, but she was careful to hide them or set fire to them. Soon, however, before she was out of her teens, she was to be betrothed to the son of a neighbouring wool-stapler. She cried out that marriage was hateful to her, and for that she was beaten by her father. Then he ceased to scold her. He begged her instead not to hurt him, not to shame him in this matter of her marriage. He would give her a chain of beads or a fine petticoat, he said; and there were tears in his eyes. How could she disobey him? How could she break his heart? The force of her own gift alone drove her to it. She made up a small parcel of her belongings, let herself down by a rope one summer’s night and took the road to London. She was not seventeen. The birds that sang in the hedge were not more musical than she was. She had the quickest fancy, a gift like her brother’s for the tune of words. Like him, she had a taste for the theatre. She stood at the stage door; she wanted to act, she said. Men laughed in her face. The manager – a fat, loose-lipped man – guffawed. He bellowed something about poodles dancing and women acting – no woman, he said, could possibly be an actress. He hinted – you can imagine what. She could get no training in her craft. Could she even seek her dinner in a tavern or roam the streets at midnight? Yet her genius was for fiction and lusted to feed abundantly upon the lives of men and women and the study of their ways. At last – for she was very young, oddly like Shakespeare the poet in her face, with same grey eyes and rounded brows – at last Nick Greene the actor-manager took pity on her; she found herself with child by that gentleman and so – who shall measure the heat and violence of the poet’s heart when caught and tangled in a woman’s body? - killed herself one winter’s night and lies buried at some crossroads where the omnibuses now stop outside the Elephant and the Castle.


La sorella di Shakespeare

Immaginiamo cosa sarebbe successo se Shakespeare avesse avuto una sorella dotata del suo stesso talento chiamata, diciamo, Judith.
Shakespeare andò molto probabilmente – sua madre era molto ricca – alla “gammar school” dove probabilmente studiò latino – Ovidio, Virgilio e Orazio – e gli elementi di grammatica e logica. Era, come è risaputo, un ragazzo selvaggio che cacciava conigli di frodo e forse sparò ad un cervo e che si trovò costretto, prima di quanto avrebbe dovuto, a sposare una donna del vicinato che gli diede un figlio prima di quanto sarebbe stato giusto. Questa condotta irresponsabile lo spinse a cercare la fortuna a Londra. Aveva, a quanto sembra, una propensione per il teatro; iniziò badando ai cavalli fuori dal teatro. Rapidamente ottenne un lavoro nel teatro, divenne un attore di successo e visse al centro dell’universo, incontrando tutti, conoscendo tutti, praticando la sua arte in teatro, esercitando la sua intelligenza nelle strade, ottenendo accesso persino al palazzo della regina. Nel frattempo sua sorella, estremamente dotata, era rimasta a casa. Era tanto avventurosa, fantasiosa e desiderosa di vedere il mondo quanto lui. Ma lei non fu mandata a scuola. Non ebbe la possibilità di imparare la grammatica e la logica o di studiare Orazio e Virgilio. Di tanto in tanto raccoglieva un libro, forse di suo fratello, e leggeva qualche pagina. Ma poi arrivavano i suoi genitori e le dicevano di rammendare le calze o di occuparsi dello stufato e di non perdere tempo con libri e fogli di carta. Le parlavano in maniera diretta ma con dolcezza, perché erano persone concrete e conoscevano le condizioni di vita di una donna e amavano la loro figlia – in verità era la preferita del padre. Forse scrisse delle pagine in soffitta ma fece ben attenzione a nasconderle o a bruciarle. Prima che superasse i 19 anni fu promessa al figlio di un vicino commerciante di lana. Urlava che il matrimonio le era odioso e per questo fu colpita da suo padre. Poi lui cambiò tattica. La implorò di non ferirlo e di non svergognarlo con questa faccenda del matrimonio. Disse che le avrebbe dato in dote una collana o una bella sottogonna, e i suoi occhi erano pieni di lacrime. Come poteva disobbedirgli? Come poteva spezzargli il cuore? Solo la forza del suo talento la fece decidere. Fece un piccolo fagotto con le sue cose, si calò con una fune una notte d’estate e si diresse verso Londra. Non aveva ancora 17 anni. Gli uccelli che cantavano sulle siepi non erano più musicali di lei. Aveva la stessa fantasia, la stessa propensione del fratello per la melodia delle parole. Come lui, amava il teatro. Si presentò all’entrata del teatro; voleva recitare, disse. Gli uomini le risero in faccia. Il direttore – un uomo grasso con le labbra spesse – rise in maniera volgare. Urlò qualcosa a proposito dei barboncini che ballano e delle donne che recitano – nessuna donna poteva essere un’attrice. Accennò a qualcosa – potete immaginare cosa. Non avrebbe potuto imparare l’arte di recitare. Non poteva nemmeno cenare in una taverna o girare per le strade a mezzanotte. Tuttavia li suo genio era per la letteratura e desiderava ardentemente cibarsi delle vite e degli uomini e delle donne e studiare i loro comportamenti. Alla fine – poiché era molto carina e somigliava molto a Shakespeare il poeta, con gli stessi occhi grigi e la stessa fronte arrotondata - l’attore-regista, Nick Greene, ebbe pietà di lei. Judith si ritrovò incinta di questo signore e perciò – chi può misurare il fervore e la violenza del cuore di poeta quando è catturato e intrappolato in un corpo di donna? – si uccise una notte d’inverno e giace sepolta in qualche incrocio dove ora si fermano gli autobus davanti all’ Elephant* e al Castle.*

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